Con un intervento moderato da Severino Salvemini, Canon ha descritto l’innovazione al servizio dell’editoria e dei lettori al Festival della Comunicazione di Camogli.

Il workshop Canon sull’editoria si è svolto a Camogli nel corso del festival della Comunicazione

Un pubblico numeroso e molto attento ha seguito l’incontro “Libri, Stampa digitale e nuovi media, l’innovazione al servizio dell’editoria e dei lettori” un tema che Canon ha trattato mettendo in campo Luca Nesi, Direttore Industriale di Arti Group, Fedele Usai, Amministratore Delegato di Condé Nast Italia, mentre Maurizio Ronzoni, Channel Director, Commercial Printing di Canon Italia aveva il compito di chiarire alcuni aspetti tecnici del dibattito moderato da Severino Salvemini, professore ordinario presso l’Università Bocconi, presidente della SDA Bocconi ed editorialista del Corriere della Sera.

Diciamo subito che in alcuni momenti il dibattito è uscito dal tema, spostandosi sulle problematiche dei quotidiani – meglio in carta o online? – forse influenzati dall’intervento precedente in cui il noto giornalista Federico Rampini metteva alla barra le “5 sorelle” (o suocere come le ha chiamate), le prime cinque aziende al mondo per capitalizzazione: Apple, Google, Microsoft, Amazon e Facebook, secondo cui emerge che internet cannibalizza la carta, anche se non è vero. L’idea di Canon era quella di dare a un pubblico di non ‘addetti ai lavori’ indicazioni che facessero chiarezza su quali opportunità per l’editoria, e di conseguenza – si suppone – per i lettori possono venire dalle attuali macchine per la stampa digitale.

Più titoli meno copie

Ma andiamo con ordine. Innanzi tutto Maurizio Ronzoni dà una rapida panoramica della storia di Canon, in particolare di come l’azienda sia entrata nella stampa digitale, soprattutto per l’editoria, con l’acquisizione di Océ, le cui rotative digitali in bianco e nero e a colori permettono agli editori di affrontare l’irreversibilità del “più titoli meno copie”. Meno copie, è vero, ma con più titoli si moltiplicano le opportunità in un mercato difficile, ma effervescente e sempre alla ricerca di innovazioni.

Dopo questa premessa Severino Salvemini, forse influenzato dalle rotative per quotidiani ha provocatoriamente chiesto quale sia la differenza tra una ‘stampante digitale’ e una macchina da stampa (una stampante Canon ha detto per la precisione). Per un pubblico non esperto, qual era presente, la domanda ha offerto a Ronzoni la possibilità di rispondere «la stessa differenza che c’è tra una automobile giocattolo e una macchina vera». Ecco quindi il punto : ancora oggi dopo decenni di stampa digitale ormai affermata sul mercato, l’opinione comune è che si tratti di ‘fotocopiatrici più grandi’, come ha detto Severino.

Riconquistare il mercato

Federico Rampini con Luca De Biase al dibattito su internet che ha preceduto il workshop di Canon

Forse perché le macchine da stampa digitale non hanno i classici gruppi stampa separati cui si è abituati. Tanto è vero che, poche ore più tardi, parlando con quello che è forse il più grande editore e tipografo tradizionale al mondo, che stampa i suoi libri da collezione rigorosamente con il piombo, Enrico Tallone, ci chiedeva lumi sulla stampa digitale di cui è completamente all’oscuro. E si meravigliava di scoprire che non si può parlare di stampa digitale tout court ma che ne esistono diversi tipi a seconda del lavoro che si deve eseguire. Dalla stampa dei libri, tema del workshop Canon, a quella delle brochure a colori, alla stampa di manifesti per passare alla stampa industriale – legno, tessile, ceramica – le differenze anche tecniche sono infatti ormai notevoli.
All’incontro di Camogli, questo è emerso con chiarezza con l’intervento di Luca Nesi che ha illustrato la sua esperienza diretta, una case story che riprenderemo approfondendola.
In pratica, l’azienda, Arti Group – meglio nota come Nuovo Istituto Italiano d’Arti Grafiche di Bergamo – ha riconquistato il mercato dell’editoria di libri e del bianco e nero, proprio con l’inserimento in azienda di una macchina Canon-Océ JetStream 5500 da bobina a bobina, che lo stesso Nesi ha configurato nella parte confezionamento, prendendo spunto dalle tradizionali Cameron, che hanno fatto la storia dei tascabili economici in brossura. «Siamo un’azienda – ha detto Luca Nesi – che scommette sul domani per questo stiamo compiendo un percorso dì grande trasformazione: ci avvaliamo della tecnologia più all’avanguardia per vivere da protagonisti il futuro della stampa senza dimenticare la nostra storia

Stampa selettiva

Severino Salvemini discute di stampa digitale con Maurizio Ronzoni e Luca Nesi

Il concetto di una stampa sempre più selettiva è stato confermato da Fedele Usai, che ha raccontato come Condé Nast abbia riconvertito il programma editoriale delle proprie riviste, anche con le edizioni online. Ciò nonostante, ha confermato, è ancora per alcuni settori importante l’esperienza tattile. Per conciliare internet con la carta, in Conde Nast operano due squadre completamente autonome e separate proprio perché si tratta di due mondi diversi, per pubblici e mercati diversi.
Un altro aspetto che il professor Severino ha voluto far discutere è stato il rapporto dei fornitori con gli editori. Maurizio Ronzoni ha chiarito che per le aziende che sviluppano e forniscono macchine da stampa, il rapporto è con i reparti tecnici e marketing dell’editore i quali, avendo come obiettivo il controllo del processo, sia in termini economici, sia in termini di qualità di stampa e di scelte tecnologiche, sono in grado di valutare quando e come investire in digitale. «L’affermarsi della stampa digitale – ha aggiunto – ha operato una rivoluzione assicurando efficienza, personalizzazione e rapidità, generando al contempo nuove opportunità di business per gli operatori del settore. In questo scenario in continuo divenire, Canon sta giocando un ruolo chiave nel supportare clienti e partner, mettendo a disposizione competenze, risorse e consulenza strategica».
Si è anche sottolineato come la tradizione della stampa italiana sia quella della qualità: a questa domanda non è stato difficile rispondere che oggi non sono le macchine professionali a essere carenti di qualità, ma piuttosto la volontà dell’editore, e dello stampatore, di mantenere alto il livello qualitativo. La tecnologia lo permette.
In definitiva se calano le tirature e aumentano i titoli, come si diceva, aumentano anche le opportunità di una nuova editoria: «Ci troviamo – ha detto Maurizio Ronzoni – in un momento di grande evoluzione per il settore dell’editoria chiamata a cogliere le infinite opportunità offerte dall’innovazione tecnologica». Un esempio è quella universitaria, come ha ricordato Severino: «Da studenti fotocopiavamo i testi prendendoli da vari libri a seconda delle nostre necessità. Oggi si possono pensare libri su misura per ogni indirizzo accademico e certamente le tirature non giustificano l’impiego di macchine offset».