In genere a fine anno si fanno i buoni propositi. Si cerca di vedere in positivo l’anno che verrà. Ma alla fine di questo anno 2019 i nostri pensieri faticano a essere positivi. Prevalgono le note tristi.

Marco Gambardella ATIF

Marco Gambardella presidente ATIF

Marco Gambardella, presidente ATIF, l’Associazione dei tecnici flessografi, imprenditore del packaging e membro dei giovani di Confindustria, è stato molto attivo nella comunicazione durante questo ultimo anno. La sua è una comunicazione volta a sostenere l’importanza di formazione e istruzione per un futuro di crescita dell’industria e la produttività del nostro Paese. Ma per non fermarsi alle parole ha anche promosso e avviato iniziative reali per dare opportunità ai giovani nel mondo dell’industria dell’imballaggio e non solo.

Nel corso del 2019 – ma anche prima – abbiamo riportato alcune interviste a Marco cui rimandiamo, ma prendiamo spunto da una sua considerazione che ha rivolto agli amici in questi ultimi giorni dell’anno.

In fondo alla classifica

«L’Italia ha il più basso numero di laureati d’Europa – afferma in una nota Marco Gambardella – ma tocca il record del 26% di Neet giovani che non studiano non hanno un lavoro e nemmeno lo cercano. Come noi fanno Paesi come Colombia o Sud Africa

Purtroppo il dato che il presidente ATIF riferisce è preoccupante, come lo è il disinteresse della politica. Ne è testimonianza la presa di posizione del ministro dell’istruzione che si è dimesso perché non ha ricevuto dal governo garanzia per i fondi necessari che aveva richiesto fin dal primo giorno per ammodernare la scuola. Una presa di posizione che molti hanno criticato, ma che se non altro dimostra serietà e coerenza.

«La spesa per l’istruzione – prosegue infatti la nota di Gambardella – è diminuita del 9% tra il 2010 e il 2016, per non parlare che investiamo in ricerca solo una piccolissima parte del nostro Pil. Questi dati ci dovrebbero far riflettere tanto, perché stiamo parlando del futuro, del domani, della nostra amata Italia

Ecco il punto: il futuro, il domani. Quindi i giovani.

Poche le reazioni, che qui citiamo:
“Che pena quest’Italia che vive in un perenne abbandono. Eppure gli italiani viaggiano e non si rendono conto che il mondo intorno a noi gira vorticosamente e noi siamo fermi a guardare.”
“Però gettiamo montagne di denaro pubblico per prepensionamenti (q100) e nullafacenti (rdc). Il problema dell’Italia siamo noi italiani. E niente si fa per rimediare…”

Istruirsi per evadere

Mi permetto di dare il mio minimo contributo a questo dibattito che temo non finirà mai:

«Caro Marco, un professore di filosofia al liceo alla prima lezione chiese agli studenti a cosa serve studiare. Nessuna risposta colse il segno. Così spiegò il prof: “per evadere dal carcere”. Sorpresa generale. “Sì, per evadere dal carcere dell’ignoranza”. Purtroppo oggi (e non solo) a chi comanda fa comodo tenere il popolo nell’ignoranza, altrimenti evade e ragiona con la propria testa. L’importante è che abbia da mangiare e si diverta. Lo sapevano già i Romani. Purtroppo l’ignoranza in Italia si sta espandendo. Aumenta il numero degli analfabeti di ritorno e funzionali. E ci sono persone che si vantano di non aver mai letto un libro. I risultati si vedono nei sondaggi politici.»

Basta una fake news postata sui social (quelli tutti li leggono) e si inventano storie come quella, sempre di questi giorni, in cui una moglie lamentava che il marito, poverino, era all’ospedale perché aggredito da due immigrati che gli avevano rotto alcuni denti e una spalla. Notizia puntualmente riportata da alcune reti televisive e alcuni quotidiani di parte. Reazione: oltre 13.000 messaggi di odio razzista. Ma la notizia era inventata (come altre dello stesso tipo): il marito era caduto dalle scale (senza alcun aiuto da parte di immigrati). Ma nessuna smentita, ovviamente.

Ignoranza genera odio

Ecco a cosa serve l’ignoranza. Perché le menti deboli chiedono l’uomo forte.
Ma attenzione: purtroppo per quanto riguarda l’odio siamo in buona compagnia.

«Leggo i giornali e sento di vivere un immane sgretolamento in diretta. Le nazioni ammazzano l’Europa per la terza volta in cent’anni. Con la differenza che oggi ci riusciranno senza bisogno di guerre…» – Paolo Rumiz in ‘Viaggio tra i monasteri alle radici d’Europa’ (Ed. La Repubblica).
Oggi basta iniettare il veleno dell’odio.

Chi ha ancora da vivere a lungo e soprattutto ha figli e nipoti dovrebbe muoversi veramente, non solo con le parole. Ben vengano quei movimenti tipo ‘sardine’ – che Eugenio Scalfari propone di chiamare Giovane Italia – ma temo che anche questo fenomeno si esaurirà presto. Già ora vengono derisi e accusati di essere manipolati. Dovessero crescere e non limitarsi a manifestazioni ‘educate’ saranno presto annientati.