L’inizio del 2026 non si presenta sotto i migliori auspici, almeno osservando lo scenario geopolitico ed economico che fa da sfondo alle decisioni industriali.
Anche limitandoci a guardare “in casa nostra”, la legge di bilancio varata a fine 2025 è stata definita da molti osservatori come “prudente”, quando non apertamente “debole”, segno evidente di un margine d’azione ristretto e di una visione che fatica a tradursi in politiche di reale impulso alla crescita.
Se restringiamo ulteriormente il campo al settore industriale e alla filiera del packaging, le difficoltà appaiono tutt’altro che marginali. La domanda resta incerta, i costi di produzione elevati e le tensioni internazionali continuano a riflettersi su approvvigionamenti e investimenti.
Un quadro complesso
L’industria della stampa e del packaging sta pagando in modo particolare la mancanza di incentivi legati al Piano 5.0, proprio quando l’evoluzione tecnologica e organizzativa non è più una scelta, ma una necessità per restare competitivi sullo scenario internazionale. L’innovazione richiede continuità, non stop and go normativi. Senza un quadro di sostegno chiaro il rischio è di rallentare un processo che molte aziende avevano già avviato.
Le analisi congiunturali da noi pubblicate negli ultimi mesi del 2025 restituiscono un quadro complesso, fatto di resilienza, ma anche di prudenza. Più che previsioni, oggi possiamo permetterci solo intuizioni sull’andamento dei prossimi mesi: una fase di sostanziale stagnazione, con segnali di tenuta per chi ha investito in efficienza, automazione e specializzazione, e maggiori difficoltà per chi è rimasto ancorato a modelli produttivi tradizionali.
A questo si aggiunge il costo dell’energia. La produzione cartaria, pilastro fondamentale della filiera, resta fortemente esposta alle oscillazioni dei prezzi energetici, con ricadute dirette su costi, margini e capacità di pianificazione. È un nodo strutturale che richiederebbe interventi tempestivi e mirati, e che invece rischia di essere affrontato ancora una volta in modo emergenziale.
Occorre fiducia
Eppure, sarebbe sbagliato fermarsi a una lettura esclusivamente negativa. Le aziende italiane della stampa e del packaging – comprese quelle attive in un segmento strategico come quello delle etichette autoadesive – continuano a investire. Investono in tecnologia, in sostenibilità, in competenze. È un segnale importante, che racconta di un tessuto imprenditoriale consapevole delle difficoltà, ma non rassegnato.
In questo contesto si inserisce la seconda edizione del seminario “Packaging del Futuro” ‒ in programma il 27 febbraio al Politecnco di Milano ‒ dopo il buon riscontro ottenuto nel 2025. Un appuntamento che non vuole limitarsi a fotografare lo stato dell’arte, ma ambisce a offrire chiavi di lettura, spunti concreti e una visione condivisa su dove stia andando il comparto: dall’innovazione sostenibile alla ricerca nel settore cartario, fino alle nuove esigenze dei brand e della distribuzione. Sarà un’occasione da cui ricavare uno sguardo più nitido sulle aspettative del mercato e sulle traiettorie possibili per il 2026. Perché, se il contesto resta incerto, una cosa appare chiara: il futuro della filiera stampa-packaging passerà dalla capacità di anticipare il cambiamento, non di subirlo.
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