Il desiderio di molti dei nostri imprenditori è quello di tornare al ‘tutto come prima’.  Certamente una ricetta non corretta, ma pochi se ne rendono conto.  Riportiamo un commento molto opportuno di un nostro lettore, al nostro editoriale ‘Il Futuro è nostro. O no?’.

di Mario Di Berardino – 30/06/2020 *

Una domanda pertinente la tua, caro Direttore, in questo drammatico momento.

In effetti, la ‘incertezza’ evidenziata dal Direttore dell’Acimga Andrea Briganti, nel suo intervento all’incontro internazionale Print4All Conference non può considerarsi oggi un concetto astratto: l’attuale situazione dell’Italia evidenzia, infatti, in modo esasperato questo aspetto.

È una incertezza derivata anche dal fatto che non tutti hanno nutrito fiducia nelle azioni intraprese per alleggerire la crisi in atto; una incertezza certamente alimentata dalla ‘mancanza di idee strategiche e di programmi adeguati’ di chi è al timone della Nazione (come risulta addirittura dal piano Colao!) per cui, valutare quello che potrà essere il futuro diventa un esercizio piuttosto difficile!

Non potrà certamente essere nostro se i nostri comportamenti e le nostre azioni faranno riferimento al passato e se non si adotteranno le strategie adeguate; né potrà essere nostro se considereremo la crisi come un surrogato per giustificare la incapacità di rimetterci in discussione e guardare al cambiamento come un effetto positivo. Un aspetto, questo, già ampiamente trattato in occasione di un tuo editoriale di qualche anno fa; una ‘ricetta’ che, seppure non corretta, come giustamente tu stesso sostieni, sarebbe il desiderio di molti dei nostri imprenditori.

Occorre, a mio avviso, rimboccarsi le maniche come molti imprenditori del nostro settore hanno fatto da quel che risulta dalla tua indagine; occorre saper cogliere quelle opportunità che le nuove tecnologie e le nuove prospettive di vita offrono per poter progettare un futuro certamente diverso, ma quantomeno positivo.

Il ‘nuovo’ è noto ormai da tempo, ma la tecnologia del progetto Industry 4.0 e la ‘sostenibilità ambientale’ non sono modelli applicabili, purtroppo, a tutta la nostra industria dove molte sono le piccole realtà che non possono permettersi nuove soluzioni senza un adeguato sostegno da parte delle Istituzioni. Quelle Istituzioni che dovrebbero porre in atto azioni tali da ricostruire un tessuto industriale da tempo sfilacciato e sbiadito, anziché fare di tutto per ancora di più logorarlo.

E quindi sì, il futuro potrà essere nostro se finalmente impareremo a camminare ‘tutti’ insieme, con la convinzione che solo una corretta e piena partecipazione di tutti gli attori potrà consentire la riuscita del programma.

Pensi sia la pia illusione di uno come me che ha fatto ormai il suo tempo?

* Ringraziamo Mario Di Berardino per questo commento al nostro editoriale di giugno. Una analisi da parte di chi ha trascorso una vita lavorativa nel settore della stampa e cartotecnica a livelli dirigenziali e che ben conosce il nostro mondo. Lo pubblichiamo integralmente nella certezza di contribuire a far sì che, se non le Istituzioni troppo lontane dalla realtà dei quotidiano, ma almeno le Associazioni di categoria ne tengano conto. In sintesi da questo commento emerge una necessità: meno teoria, più fatti concreti. Alcune aziende lo hanno capito. Altre no. La risposta la avremo tra alcuni mesi.