I dati del rapporto di settore elaborato da Acimga ci danno l’immagine di un 2020 chiusosi nel segno di un forte calo di tutti gli indicatori per l’industria italiana delle macchine grafiche, cartotecniche e di trasformazione. L’associazione confindustriale che rappresenta le imprese di questo segmento della meccanica strumentale, in cui l’Italia primeggia come uno dei maggiori produttori a livello globale. Ci fornisce i dati aggiornati e le prospettive.

Nel primo anno della pandemia, le imprese del settore hanno registrato un fatturato di 2,4 miliardi di euro, in calo del 15,8% rispetto al 2019, in un contesto tuttavia che ha visto l’industria della meccanica strumentale italiana segnare mediamente -27% secondo Federmacchine. Il consumo nazionale si è contratto del 14,7%, come prevedibile in un’annata segnata dall’emergenza sanitaria e dalle misure di contenimento, attestandosi sul valore di 1,4 miliardi di euro. Allo stesso modo sono calati gli investimenti (-24,1%), mentre il livello occupazionale ha visto una flessione molto più contenuta (-1,2%), in virtù sia del blocco dei licenziamenti, sia della tradizionale attenzione delle imprese del settore a trattenere la manodopera anche nei periodi difficili.

Export

Esportazioni in calo del 18%. Segno meno con 1,4 miliardi di euro rappresentano circa il 60% del fatturato totale, a conferma di come per le imprese del settore resti preminente la vocazione verso i mercati internazionali. Nel 2020 il calo è stato del 18% sul 2019, dato che comunque non compromette il posizionamento dell’industria italiana delle macchine grafiche, cartotecniche e di trasformazione quale terzo maggior esportatore al mondo, con una quota del 10% nei mercati internazionali. Tra questi, i più importanti restano i paesi dell’area UE, dove si concentra il 40% delle vendite, seguiti dal Nord America (21%) e dai paesi del continente europeo extra UE (11%). Il calo più importante è stato registrato nell’area UE, dove le esportazioni (555 milioni di euro nel 2020) sono diminuite mediamente del 15% rispetto al 2019, con estremi compresi tra il -9% della Francia e il -43% della Spagna. Negli Stati Uniti, primo paese per destinazione dell’export dell’industria italiana (quota di mercato del 16%), il calo delle vendite è stato del 17% rispetto al 2019, mentre nelle aree continentali più marginali per le vendite delle imprese italiane, Sud America, Africa e Medio Oriente, si sono registrate volumi inferiori rispetto all’anno precedente per una percentuale compresa tra il 20 e il 43%.
In generale, tra i primi venti paesi per quota di mercato dell’industria italiana del settore, solo sei nel 2020 hanno visto una crescita delle esportazioni: Turchia (+12%), Cina (+2,5%), Regno Unito (+31,8%), Canada (+60,9), Egitto (+59,7), Portogallo (+64,7).

Bilancia commerciale

Meno 200 milioni rispetto al 2019. Anche le importazioni, 437,4 milioni di euro nel 2020, sono diminuite rispetto all’anno precedente di un valore pari a -19,6%. Il saldo della bilancia commerciale del settore ammonta a +950 milioni di euro, in calo di circa 200 milioni rispetto al 2019. Tale risultato deriva dal trend negativo di quasi tutte le macchine: in particolare, solo gli apparecchi per la preparazione delle forme hanno registrato un minimo miglioramento del dato, mentre il saldo delle macchine da stampa è diminuito di oltre 100 milioni e le macchine cartotecniche hanno registrato addirittura un saldo commerciale negativo (-4,1 milioni), cosa che non si verificava da molti anni. Per quanto concerne il confronto con i singoli paesi – con riferimento ai primi dieci per valore totale dell’interscambio – l’Italia ha un saldo positivo con la grande maggioranza. Fa eccezione la Germania, primo partner del nostro paese, con cui nel 2020 il passivo si è attestato a 89,3 milioni di euro (14,8% in meno rispetto al 2019). Dietro i tedeschi si piazzano gli Stati Uniti, secondo partner commerciale dell’Italia, con cui il saldo è positivo per 215 milioni di euro (oltre 20 milioni in meno rispetto al 2019). Anche con i paesi che seguono nella classifica dell’interscambio, l’Italia vanta un export maggiore dell’import: Francia +28,8 milioni, Cina +23,3 milioni. Alle loro spalle altri paesi con i quali l’Italia vanta un robusto avanzo: Turchia +66,7 milioni (con una crescita di 10 milioni), Regno Unito +41,6 milioni, Spagna +45,8 milioni. L’unico altro paese, tra i primi dieci partner, con cui l’Italia ha un saldo negativo nel 2020 sono i Paesi Bassi, che esportano 4 milioni in più rispetto a quanto importano.

«Il rapporto di settore restituisce in modo evidente le difficoltà di un’annata eccezionale, segnata dall’emergenza sanitaria – afferma Andrea Briganti, direttore generale di Acimga – Per le esportazioni, bisogna risalire al 2011 per trovare valori inferiori. Occorre sottolineare, tuttavia, che il surplus ottenuto dall’industria italiana delle macchine del comparto ha contribuito a determinare il positivo saldo commerciale (+19,8 miliardi di euro) del più ampio segmento dei beni strumentali, che costituisce una quota trascurabile sull’economia italiana nel suo insieme, con un fatturato complessivo vicino ai 40 miliardi di euro (2,4% del PIL nazionale) ed esportazioni per 27 miliardi (5,6% di quelle complessive del nostro paese)

Andrea Briganti, Direttore di Acimga

Future Factory

E prosegue: «Acimga è stata protagonista del lancio della task force settoriale tra sistemi fieristici sancita dall’accordo tra il ministero degli Esteri italiano e quello dell’Economia tedesco. Una collaborazione che sarà al centro anche dell’evento Future Factory che organizzeremo il prossimo 15-16 settembre a Milano insieme a tutta la filiera della stampa, del converting e del packaging. Il nostro osservatorio export ci prefigura uno scenario di crescita nel triennio 2021-2023, con i maggiori contributi che verranno dai mercati di Stati Uniti, Germania, Turchia, Polonia, Francia e Spagna: saranno tre anni necessari per tornare ai livelli di performance pre-Covid. I dati relativi al primo semestre 2021 confermano già una forte ripartenza per tutta l’industria: nei primi sei mesi dell’anno in corso infatti, la raccolta ordini ha registrato una crescita del 67,1% e il fatturato è cresciuto del 21,4%, per un valore che raggiunge 1,4 miliardi di euro