Con quale dei due metodi colore è meglio operare, quando si utilizzano software per elaborare le immagini raster, realizzare disegni vettoriali, impaginati e PDF per lavori destinati alla stampa? Se ne è parlato nell’incontro culturale per la stampa e il web, del 1 dicembre scorso sul flusso di lavoro ottimale dal monitor alla stampa, basandosi su RGB o CMYK: secondo due diverse scuole di pensiero.
Per molti professionisti delle arti grafiche può suonare come una domanda retorica, ma nella comunità dei creativi regna ancora molta incertezza. Se si pone il quesito facendo una ricerca su Google, le voci si contano a centinaia e nei vari forum si leggono pareri contrapposti, con i dovuti distinguo.
La risposta – formulata dal compianto Mauro Boscarol – che abbiamo trovato in rete è categorica: “quando si è certi della tecnologia e del substrato utilizzati, è importante conservare nel flusso di lavoro i dati RGB quanto più è possibile, e procedere con la separazione in CMYK solo prima di mandare in stampa gli elaborati.”
Nel gruppo Meetup Arti Grafiche Stampa e Web, che conta più di 1500 membri, è stato organizzato un incontro online via Zoom sul tema specifico (https://www.metaprintart.info/notizie-in-breve/47610-come-lo-fai-il-retino/ ) rivolgendo la domanda a tre esperti del settore: Giovanni Daprà, Consulente aziendale in ambito grafico nell’organizzazione della prestampa e stampa, Manuel Rosini, Docente di informatica, computer grafica e web presso l’Università Europea del Design di Pescara e Mauro Lussignoli, Consulente nell’ambito delle applicazioni di stampa.
L’incontro, disponibile online in versione registrata (https://youtu.be/45A9g1IkIkI), ha messo in luce alcuni aspetti del flusso di lavoro che talvolta vengono ritenuti marginali ma che, a parere dei tre esperti, sono fondamentali e ineludibili.
I pilastri
Tra i tanti pilastri, segnaliamo quelli su cui c’è ampia convergenza di pareri:
a) la correzione del colore deve tassativamente avvenire in metodo colore RGB
b) in fase di conversione CMYK, si devono utilizzare i profili colore forniti dallo stampatore o i profili a norma (e non quelli obsoleti)
c) dopo la conversione colore da RGB a CMYK non si deve attuare alcuna correzione colore che alteri i canali colore rendendoli disomogenei in base al profilo scelto
Riguardo al secondo punto, Valter Minelli e Daniele Cogo – entrambi art director, presenti all’incontro – hanno fatto notare come talvolta sia impossibile rispettare questo dettato.
Quando si lavora per grandi clienti, può infatti succedere che non si conosca neppure chi sia lo stampatore – perché l’interlocuzione avviene tramite brokers – e quale tecnologia utilizzerà, perché il fornitore si riserva di scegliere l’impianto più conveniente a seconda dei carichi di lavoro.
I tre esperti – a fronte di tali osservazioni – hanno ribadito di essere ben consapevoli della carenza di informazioni, o per negligenza o per mancata conoscenza della loro rilevanza.
Ricordano a questo proposito l’importanza di formulare un capitolato/preventivo corretto, a cui il fornitore di stampa deve attenersi, che riporti tutti i dati utili: il numero dei colori, la tipologia di substrato (carta, film, ecc.), la tiratura, i tempi di consegna, ecc. Se il committente ha dato la sua approvazione, questo documento vale come attestato di congruità fra il progetto e la sua realizzazione di stampa.
MetaPrintArt mette a disposizione il proprio spazio per commenti, domande e precisazioni.
Tutto ciò che è stato detto durante la diretta è senza dubbio corretto, aggiornato e utile, ma bisogna considerare anche tutta la linea di lavorazione e quindi il controllo della prova di stampa in un ambiente, le stamperie, in cui ci siano luci standard, colore pareti consono e zona di controllo predisposta per non avere una visione falsata del colore. Anche i clienti andrebbero istruiti a questa corrispondenza. A non valutare una prova di stampa alla luce del sole, ad esempio.
Alcuni stampatori, non professionali, non tengono in considerazione questo passo fondamentale del controllo della qualità nella corrispondenza del colore dal progetto grafico, basato sulle luci, alla stampa basata sui pigmenti, per i quali è necessario considerare l’induzione cromatica che deriverebbe da un’osservazione scorretta.
Commento, a mio parere, corretto. Dalla mia lunga esperienza non come stampatore, ma come cliente e poi come giornalista del settore, vedo due realtà in contrassto: stampatori e agenzie molto attente (soprattutto, oggi, nel packaging) e quelli che ‘va tutto bene’ (finché va bene). Il problema sorge con la miriade di centri stampa digitale che non hanno alcuna cognizione di questi concetti. Non come gli esperti che hanno parlato sappiano come e se intervenire. Un dibattito sarebbe interessamte.