Capsule di caffè e innovazione: come Corapack ha rivoluzionato il mercato con la membrana filtrante microforata.
Nel corso degli anni 2000, Corapack ‒ già da anni leader nel campo del delicato packaging alimentare si trova ad affrontare una delle sfide più complesse e strategiche della sua storia: il settore delle capsule di caffè, in particolare per il colosso Nestlé e la sua linea Dolce Gusto.
Riduzione plastica del 90%
Le prime capsule sul mercato utilizzavano un tappino rigido in plastica per sigillare il caffè. Per quanto efficace, questa soluzione presentava diversi limiti: consumava molta plastica, richiedeva processi produttivi complessi e rallentava le linee di confezionamento.
Corapack propone un’idea rivoluzionaria: sostituire il tappino rigido con un film microforato, sottile e saldato termicamente sul bordo della capsula. Questo porta a una riduzione di plastica del 90%, costi fortemente ridotti e un processo di produzione molto più rapido.
La telefonata segreta
Siamo nel settembre 2006. Corapack riceve una telefonata misteriosa da una persona che sta cercando informazioni senza poter dire molto sulla propria identità ma qualificandosi solo come dipendente di una importante azienda del Beverage. La risposta è quasi facile, “noi del settore beverage assolutamente non ce ne occupiamo, l’unica minima attinenza è in una membrana filtrante per capsule caffè che stiamo sviluppando in questi mesi!” BINGO!!!
Dall’altra parte del telefono c’è Nestlé e la richiesta è urgente: la membrana filtrante delle capsule Dolce Gusto non funziona come previsto, e mancano pochi mesi al lancio ufficiale sul mercato. Occorre cambiare tutto. Ve la sentite?
In un incontro a Orbe, presso il centro di ricerca Nestlé, a porte chiuse, Corapack analizza la situazione.
Diagnosi e soluzione
Gli esperti di Corapack individuano due errori fondamentali: il materiale utilizzato non è adatto; la perforazione viene eseguita “a freddo”, senza un preciso controllo dimensionale.
La perforazione a caldo è in questo caso indispensabile per ottenere fori con diametro costante, elemento chiave per garantire la qualità e la costanza dell’estrazione del caffè.
Subito viene realizzato un campione con il nuovo materiale e con fori prodotti a caldo.
“La corsa contro il tempo e il taxi d’oro!” ci dice Fabrizio Radice.
Per rispettare le scadenze, Corapack organizza subito una logistica serrata: un tassista viene incaricato di trasportare la bobina con il film microforato da Como a Orbe e ritorno, percorrendo i circa 800 km per ciascun viaggio, andata e ritorno, per più di dieci giorni consecutivi.
Tra test, regolazioni e consegne, la collaborazione si trasforma in un affiatato lavoro di squadra. Il tassista, inizialmente dubbioso sulla legalità del trasporto, diventa parte della missione, assicurandosi che ogni campione arrivi in tempo per i test.
Un successo duraturo
A gennaio 2007, le capsule Dolce Gusto arrivano sul mercato con la membrana filtrante di Corapack, perfettamente tarata e garantita in qualità.
Da allora, Corapack è il monofornitore per Nestlé, con un rapporto consolidato da oltre vent’anni, e un volume di produzione di circa 1,5 miliardi di capsule all’anno.
Materiali e sicurezza
La membrana è realizzata in polipropilene, un materiale che resiste alle alte temperature della preparazione del caffè; è conforme alle normative alimentari più stringenti; non contiene PFAS, ftalati, bisfenoli o altre sostanze nocive.
In breve, anticipa normative che sono entrate in vigore solo molti anni dopo il suo impiego.
Meno caffè, più sostenibilità
l vero impatto ambientale delle capsule è un aspetto spesso trascurato. È infatti poco nota la sostenibilità delle capsule, che riguarda la quantità di caffè effettivamente utilizzata. Una tazza di caffè preparata con la moka tradizionale richiede circa 12 grammi di polvere di caffè.
Con le capsule, invece, si utilizzano mediamente 6 grammi di caffè per capsula ‒ più precisamente, circa 7 grammi per Dolce Gusto e 5,5 grammi per Nespresso.
Questa riduzione di circa la metà della quantità di caffè ha un impatto ambientale notevole:
il caffè rappresenta infatti circa il 90% dell’impronta di carbonio totale legata alla produzione e consumo di una capsula.
In altre parole, risparmiando metà del caffè si risparmia il 45% circa dell’impatto ambientale complessivo, molto più significativo del risparmio sulla plastica (che incide solo per il 10%).
In sintesi
Fare un caffè con la moka significa emissione di CO2 legata a 12 grammi di caffè. Fare un caffè con la capsula comporta una CO2 legata a 6 grammi di caffè più l’imballo, ma quest’ultimo pesa circa un decimo rispetto al caffè.
Quindi, da un lato abbiamo un’impronta di 100 unità per il caffè tradizionale, dall’altro 50 unità per la capsula, con un sostanziale margine di miglioramento e di efficienza nella gestione delle risorse.
E ci guadagna anche il gusto.
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