Come sappiano è tradizione delle famiglie genovesi preparare in casa il vero pandolce genovese. Le ricette sono diverse a seconda della zona, della famiglia e dei gusti, ma un elemento irrinunciabile è l’acqua di fior d’arancio. Ma la cosa essenziale, al momento dell’assaggio a fine pranzo – mi raccomando fette sottili non quei fettoni del panettoni milanesi – tradizione vuole che si facciamo i complimenti alla cuoca, ma anche gli indispensabili commenti che devono necessariamente adeguarsi alla tradizione del mugugno e del maniman.
Non so se era abitudine solo della mia famiglia o se questo commento era d’obbligo ovunque.
Infatti, dopo tutte le considerazioni sugli ingredienti, il tempo di lievitazione, la temperatura del forno, la quantità di burro, l’altezza del pandolce e così via, oltre all’immancabile rametto di alloro piantato sulla vetta, c’era se il nonno o il vecchio zio scapolo che interveniva: “Eh, o l’è bun… peccoû che…” E qui allora ognuno doveva trovare il piccolo difetto. La forma non precisamente tonda; l’acqua di fior d’arancio era troppa o troppo poca; i pinoli non erano quelli del pino giusto (“ma donde ti l’ae piggiè?”); sì ma la scorza d’arancio…; o l’è staeto in forno çinque minuti de ciü. E allora ogni Natale da allora si dice: “T’è mangiou o pandoçe do peccou?”
Buon pranzo.
Giornalista e scrittore, nasce a Genova, dove si laurea in geologia. Dopo un’esperienza nel settore minerario e industriale, si specializza in marketing e comunicazione tecnica. Giornalista pubblicista, è stato redattore di Rassegna Grafica e direttore di Graphicus. Nel 2009 fonda MetaPrintArt, la prima rivista online dedicata alla tecnica e alla cultura grafica, di cui è editore e direttore.
Nel 2007 pubblica Analisi e prospettive del mondo grafico, un’analisi di marketing e gestione aziendale dell’industria grafica. Nel 2010 è docente a contratto di Tecnologie di Stampa al Politecnico di Torino.
Parallelamente all’attività giornalistica, si dedica alla scrittura. Debutta nel 1998 con il romanzo La Tunelo, in lingua Esperanto, premiato dalla rivista svizzera Literatura Foiro come Verko de la Jaro 1999. La versione italiana, con l’editing e la prefazione di Wilma Coero Borga, è in attesa di pubblicazione.
Nel 2020 pubblica Il Segreto dei Dieci Laghi (DiMarsico Libri Editore), un romanzo ambientato sulle Ande, dedicato alla cultura Inca e all’alfabeto dei nodi.
Nel 2021, in self-publishing, esce I Cavalieri Astrali, scritto con Stefano Gatti (Stegat), una raccolta di quattro racconti iperdeterministici con un intermezzo quantistico curato da un professore universitario di fisica quantistica.
Nel 2022 pubblica Un cerchio di stelle, basato sul diario di viaggio scritto nel 1960 durante un’avventura in autostop alla scoperta dell’Europa nascente.
Nell’aprile 2024, per De Ferrari Editore, esce I Briganti del Vigoleno, una fiaba per adulti o un racconto per ragazzi, scritto a quattro mani con Wilma Coero Borga.
Nel tempo libero alterna la lettura al trekking e al gioco degli scacchi di cui è istruttore di primo grado.
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