Un progetto concreto per un Museo Tipografico a Napoli

Enzo falcone

Antichi mestieri, tradizioni e cultura a Napoli sono un patrimonio da salvare.
È ancora possibile, grazie ai depositari di questi saperi e custodi degli antichi strumenti. Il titolare della storica tipografia Arti Grafiche Falcone, che è stata sfrattata dai locali del Comune ha messo in deposito i macchinari, perché si possano utilizzare per un progetto di Museo-Laboratorio di Arte Tipografica.

«La tipografia Arti Grafiche Falcone nasce nel 1922 ad opera di mio padre Giovanni – ci racconta Enzo Falcone -, che dopo aver appreso il mestiere di tipografo cominciando da ragazzo, a 18 anni si mise in proprio
E da qui nasce la storia e l’idea di conservare le proprie radici con un Museo della stampa. Seguiamone insieme la storia.
Il padre di Enzo cominciò con una piccola macchina a mano e l’anno successivo comprò una platina a macinazione a tavoletta della Sarogliadi Torino. Era la famosa “pedalina” che funzionava sia con la corrente elettrica che a pedale, l’unica che riusciva a stampare nell’ultima guerra, quando mancava la corrente elettrica.

Le Platine Saroglia

«La tipografia per me è un’arte – dice Enzo, che fin da bambino si incuriosiva a tutti quei pezzetti di piombo con lettere a sbalzo che, messi insieme, permettevano di riprodurre in tante copie quello che veniva composto -. «Mio padre mi spiegava – nel 1940 – come fare e io con un piccolo compositoio, che conservo ancora gelosamente, cominciavo a comporre le prime righe con i caratteri mobili.»
Nel 1950, all’età di 18 anni, dopo gli studi classici, si iscrisse all’Università, ma il suo desiderio era di apprendere il mestiere di tipografo. «Cominciai a studiare vari testi, da quelli tecnici di composizione e stampa fino a quelli di architettura tipografica, e intanto sperimentavo nella bottega di mio padre. Iniziai anche a raccogliere disegni e stampati dagli anni ’30 in poi. Volevo avere un’idea concreta dell’evoluzione della stampa negli anni da prima della guerra in poi
Ha lavorato con suo padre fino al 1979 assistendo alla crescita in qualità e quantità di lavori della bottega. Alla stampa tipografica affiancarono la tecnica tipografica con la stampa a caldo, la stampa a rilievo, la stampa a colori sfumata con un solo passaggio, e venne poi la stampa offset, quella serigrafica e la stampa di etichette in bobina e su nastro di stoffa.
«Divenuto titolare della ditta, dal 1980 a oggi, ho continuato con l’ammodernamento di alcune macchine, l’introduzione della fotocomposizione e l’acquisto dei computer e delle macchine per la stampa digitale. Oggi, con le nuove tecnologie si fanno lavori prima impensabili».

Rischio di estinzione

Una delle prime Platine alla Tipografia Falcone

Ma subito vuole precisare: «E però si è messo in moto un processo in cui la cultura della stampa tipografica rischia di sparire, con grave danno per la conservazione di una grande tradizione culturale del nostro Paese
Basti pensare ad Aldo Manuzio e Panfilo Castaldi, prototipografi a Venezia e a Feltre, che non solo hanno diffuso la stampa in Italia, ma hanno creato nuovi caratteri italiani (il carattere corsivo, che una volta si chiamava aldino e oggi si chiama “italic”) e a Giovan Battista Bodonicon il quale si è raggiunto il vertice dell’equilibrio classico nel carattere tipografico.

Copertina di un catalogo caratteri Nebiolo del 1946

«Questa estinzione ha anche risvolti economici di rilievo che si riflettono nella perdita di posti di lavoro. Ci sono infatti, ancora oggi, lavori che si possono fare esclusivamente con gli antichi metodi tipografici, come la stampa in oro e a rilievo, la fustellatura. Inoltre, la conoscenza delle regole tipografiche, l’accoppiamento dei caratteri di famiglie diverse, la conoscenza degli spazi per la costruzione di una pagina per la stampa è alla base del patrimonio di conoscenze tecniche di tutti coloro che vogliono lavorare al computer in campo grafico a livelli competitivi.»
È quindi da tutte queste considerazioni e dal desiderio di lasciare in eredità un patrimonio di conoscenze e di macchine che Enzo Falcone fa nascere il progetto di un Museo-Laboratorio di Arte Tipografica a Napoli.

Un progetto per Napoli

Napoli ha ancora quella sua specifica identità che la rende assolutamente speciale. Non a caso il suo centro storico, tra i più grandi d’Europa, è dal 1995 Patrimonio dell’umanità Unesco. Artigianato e antichi mestieri sono parte di quella cultura delle tradizioni popolari che è ancora viva al Sud e che nella città di Partenope occupa un posto da regine delle arti.
Con la crisi economica molte antiche botteghe già sono sparite. Alcuni vecchi artigiani, affiancati da associazioni locali, stanno cercando di coinvolgere istituzioni e privati in una battaglia volta alla tutela e promozione dell’economia del territorio, oltre che della cultura e delle tradizioni.
«In questo contesto si colloca il progetto “MUSEO LABORATORIO DI ARTE TIPOGRAFICA” che meriterebbe ben altra attenzione – afferma Falcone – di quella che gli è stata dedicata finora dal Comune di Napoli e dalla Regione Campania. Il progetto ha come obiettivo la disponibilità dei locali individuati in via Duca di Sandonato n. 61/63, nello storico borgo Sant’Eligio per l’allestimento di un Museo-Laboratorio delle Arti Grafiche.»
Gli spazi saranno destinati a:
– Conservazione ed esposizione di macchine e materiali da stampa d’epoca provenienti dalla storica bottega artigiana “Arti Grafiche Falcone”
–   Conservazione di disegni, bozzetti a colori, riviste grafiche e stampati che rappresentano la storia dell’evoluzione delle arti grafiche dagli anni ’30 fino ai giorni nostri.
–  Trasferimento del patrimonio di conoscenze dell’antica arte tipografica ai giovani con un laboratorio didattico tenuto da artigiani maestri d’arte.
Promotori della iniziativa sono il Consorzio Antiche Botteghe di Piazza Mercato e l’Associazione Culturale Storico Borgo Sant’Eligio.
Il progetto si basa sulla funzione sociale degli antichi mestieri artigiani dell’area Mercato, Borgo Sant’Eligio, Borgo Orefici e zone confinanti ed è inserito in un progetto più ampio che prevede altri interventi.
Il recupero di immobili, privati e pubblici, attualmente inutilizzati, per realizzare strutture con funzioni espositiva, di laboratorio e formativa per la valorizzazione dell’artigianato locale e del territorio è prevista nel “Piano di Sviluppo Integrato della Città Bassa per il Recupero e riqualificazione urbanistica – Rifunzionalizzazione dei beni comunali ad uso sociali” (Azione2).
Il progetto è stato presentato al Comune di Napoli nel marzo 2009 nell’ambito delle Manifestazioni di interesse finalizzate alla raccolta di proposte progettuali da inserire nell’ambito del “Grande Programma Centro Storico Patrimonio Unesco”.
Il 12 maggio 2011 è stato firmato un protocollo d’intesa con gli Assessori che si impegnano a rendere disponibili i locali affidando al Consorzio il compito di ristrutturarli e renderli agibili con fondi privati.
Intanto, però, con il cambio di amministrazione, c’è il rischio che le solite eterne lungaggini compromettano un traguardo possibile. Che è necessario, perché con il materiale non vada perduto un pezzo di storia.
Questo articolo è un piccolo, sincero contributo della Redazione al progetto.
Tratto, per gentile concessione, da:
     Le Radici del Futuro Rivista di attualità, arte e cultura. Ottobre 2012, Napoli

Nota: Arti Grafiche Falcone di Napoli ha fornito all’Archivio Digitale i documenti inseriti nella  “Storia dell’Industria on line”.

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