Come cambia la scuola grafica

In questa intervista sulla Comunicazione, Marco Spada presidente ENIPG illustra le nuove linee delle scuole grafiche.

Cos’è per te la comunicazione? E come è influenzata dal mezzo?

Qualsiasi interazione sociale che implichi trasmissione di informazione o segnale visivo è comunicazione, l’importante è che sia una comunicazione chiara ed efficace. Per me la comunicazione è fondamentale e altrettanto fondamentale è il segnale di ritorno.  Oggi la comunicazione è molto influenzata dai mezzi di comunicazione che irrompono costantemente nel nostro quotidiano. Molto spesso la comunicazione ha problemi di certificazione della fonte e di certezza dei contenuti .

All’invenzione della stampa dobbiamo, per definizione, la democrazia della comunicazione. Web, internet, social… cambiano la comunicazione. Oggi è ancora più democratica o no? Il tuo giudizio è positivo o negativo? Perché?

Marco Spada presidente ENIPG

Certamente la stampa ha contribuito a dare a tutti la possibilità di leggere e di possedere una cultura del sapere. È stata una delle invenzioni più belle che ha contribuito a far crescere il mondo. Forse Gutenberg non immaginava l’impatto che avrebbe avuto e non poteva certamente immaginare il suo evolversi. Oggi la comunicazione, vista la presenza dei social, del web e ancora (per fortuna) dei quotidiani cartacei di informazione, rimane un’importante risorsa per ognuno di noi a 360°, purché si sia in grado di fare un’opportuna e critica selezione di quel che si legge.  La comunicazione allarga la base informativa e crea una Democrazia della comunicazione in passato ridotta in ambiti specifici ed elitari.
Certamente un giudizio positivo anche se serve ciò che sopra abbiamo accennato ovvero certificazione delle fonti e tracciabilità dell’autore con tutto ciò che ne consegue.

Nella tua vita professionale quale ruolo ha avuto la comunicazione? E come potrebbe cambiare nel prossimo futuro? Cosa vedi di positivo nel mondo globale di oggi? E cosa di negativo?

La mia vita passata, presente e futura gira sulla comunicazione e sull’organizzazione della stessa.
I cambiamenti li stiamo vivendo, forse un domani avremo notizie sempre più personalizzate e contenuti sempre più tailor made, quotidiani sempre più territoriali e stampa sempre più digitale e On Demand; devo dire che oramai nulla ci stupisce se non la mancanza di novità continue.
Il mondo globale deve esser visto con positività e letto con molta cultura poiché la troppa informazione può esser superficiale e quindi la scuola deve preparare i ragazzi a saper distinguere e approfondire.
Ciò che è inevitabile nello sviluppo non può esser giudicato in modo negativo o positivo, l’onda del cambiamento deve esser gestita e cavalcata coscientemente, sono inutili i giudizi perentori ma serve la critica costruttiva e il plauso a questa infinita apertura dell’informazione.

Secondo te un’azienda che ha sempre lavorato nel campo della stampa su carta, dovrebbe cambiare l’approccio al mercato?  Se sì, come? Se non cambia, quale può essere il suo futuro ?

Il nostro settore ha subito dei cambiamenti molto repentini in questi anni, che nessuno avrebbe immaginato, eppure li abbiamo vissuti e li viviamo ogni giorno. L’avvento della stampa digitale è stato solo l’inizio, la stampa offset ne è uscita a pezzi, ma non è sparita, anzi oggi ci sono piccoli segnali di ripresa. Certamente oggi un’azienda di stampa tradizionale ha modificato il suo ciclo di produzione, non può rimanere ancorata al passato, in azienda devono essere presenti delle nuove competenze. Con l’avvento del web e dei social è cambiato anche il modo di approccio delle piccole e grandi aziende verso i loro mercati di riferimento e le nuove figure professionali sono fondamentali.  Il cambiamento e il divenire sono fattori ineludibili e fonti di nuovi spunti di mercato e motivazionali anche per l’imprenditore.

Per finire una considerazione sulla scuola e la preparazione professionale: in un recente articolo si dice, e condivido, “Il 56 per cento degli italiani fa lavori che tra vent’anni non esisteranno più, e la scuola non ci prepara a sapere fare quelli nuovi”. Qual è il tuo parere in merito?

Se guardo al nostro settore dico che la maggior parte delle scuole grafiche hanno compreso il cambiamento già da tempo e immaginano un percorso formativo diverso e aggiornato per i nostri allievi. Molte scuole grafiche, veri e propri poli di eccellenza, si sono avvicinate anche al packaging, un settore a noi molto vicino e in forte ascesa. Oggi i nostri ragazzi escono dalla scuola con delle competenze tecnico-professionali qualificate che consentono loro di trovare un’occupazione. I numeri non sono più quelli di 15 anni fa, quando la quasi totalità dei nostri allievi trovava una collocazione, oggi siamo intorno al 60% ed è ancora una percentuale molto importante.
Mi piace ricordare anche il protocollo d’intesa, di alternanza scuola-lavoro firmato tra l’Enipg e il Miur, volto a favorire stage aziendali presso le aziende di settore e che ha dato negli ultimi anni ottimi risultati.  Il nostro ruolo è informare e cercare di indirizzare il cambiamento, da 30 anni a oggi siamo passati dalla composizione a caldo a quella a freddo con infinite declinazioni. Affermare una percentuale di cambiamento è inutile, serve invece essere coscienti dei cambiamenti e dialogare come facciamo continuamente tra scuole, istituzioni, industria/impresa e costruttori per comprendere prevedere e aggiustare il tiro.
Ed è quanto facciamo del resto nelle innumerevoli azioni per la riqualificazione intraprese sino a oggi anche del personale, quando necessario.

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