La scansione e stampa iperrealistica 3D può dare il via a una rivoluzione che permetta all’arte di dare lavoro ai giovani e fare business.
L’arte, e la cultura, possono dare lavoro? I politici, in genere, dicono di no, anche perché loro non hanno né arte né cultura. Eppure c’è chi è in grado di dimostrare che ci sono attività culturali e artistiche che oltre a far bene alla salute del cittadino, possono garantire non solo i mezzi di sussistenza, ma anche dei buoni guadagni, soprattutto onesti e dare lavoro a parecchi giovani laureati.
Lo spunto per queste riflessioni viene da una lettera recentemente scritta al Ministro dei Beni Culturali (naturalmente senza risposta) in risposa a una dichiarazione del Ministro in una trasmissione radiofonica la mattina del 21 gennaio 2016.
“In risposta alle affermazioni di questa mattina – annuncia la lettera – vogliamo precisare che al contrario di quello che afferma ci sono idee concrete. Ciò che manca sono le risposte da parte degli organi pubblici distratti o inefficienti.”
È indispensabile ideare attività che possano generare nuove opportunità di lavoro utilizzando tecnologie attuali facendo tesoro delle opere che il nostro territorio detiene.
Sentiamo in proposito un tecnico della fotografia, che da anni si dedica alla valorizzazione delle opere d’arte proponendo soluzioni le quali, basandosi sulle tecniche di scansione iperrealistica e di stampa digitale 3D, permettono da un lato la salvaguardia delle opere nei musei e nei luoghi pubblici, dall’altra il giusto guadagno dalla commercializzazione di riproduzioni ad alta fedeltà. Del resto è noto che vi sono grandi Musei nel mondo i quali non espongono le opere originali, ma ottime riproduzioni stampate a getto d’inchiostro.
Durante il dibattito di “Lubec” del 08/10/15 a Lucca, è emersa una grande certezza: “La cultura è un bene pubblico e il pubblico deve farsene carico.”
«In realtà, sotto questo dogma, abbiamo costruito un apparato pubblico che in parte ha generato quell’immenso debito che, per responsabilità sociale, dobbiamo iniziare a gestire in modo diverso.
Il patrimonio deve essere frutto di gioia per l’intelletto e lavoro per tutto l’apparato turistico, questo connubio deve rappresentare, oltre che motivo di interesse, anche di economia» ci dice il nostro interlocutore.
I giovani laureati in storia dell’arte, hanno espresso nella loro scelta, passione e rispetto per una eccellenza artistica tramandata nel tempo.
«Però, una volta laureati, hanno nella migliore delle prospettive, la possibilità di servire in pizzeria o di fare lavori precari ben al di fuori degli studi praticati.»
«Generare un’attività che preveda la realizzazione di video-interviste da inserire a corredo di opere disponibili ai visitatori per mezzo di “Realtà Aumentata” potrebbe voler dire: mettere a contatto giovani laureati con importanti studiosi e creare in questo modo un motivo di legame altrimenti difficilmente realizzabile.»
Durante la presentazione pubblica delle copie di opere d’arte dell’editore “Ongania” gli interessati presenti denunciavano una età decisamente avanzata, mentre i giovani erano assolutamente assenti.
«Volenti o nolenti, tutti questi personaggi verranno, nel tempo, sostituiti da figure forse prive di quella sfera di competenze utilissime al proseguimento delle varie attività, magari con indirizzi dissimili, ma sempre arricchite dai contatti conseguiti da questa nuova attività.»
I giovani, da parte loro, potrebbero acquisire tecniche di montaggio o regia video di inserimento di contenuti o di specifiche ricerche. Se proiettiamo a livello nazionale questo tipo innovativo di attività, possiamo immaginare la mole di lavoro necessaria.
Facciamo un esempio che ci fornisce Pietro Del Maschio, titolare di PhotoKnowHow, che ha ideato il progetto “Basilica di San Marco nel Mondo” particolarmente interessante soprattutto per la possibilità di creare nuovi posti di lavoro, nuove economie, promozione del territorio nazionale e finanziamento di laboratori di restauro.

Questo dipinto del Tiepolo è stato ‘trattato’ con la R.A. : con uno smartphone si entra in contatto con un esperto che lo spiega
Questo progetto consiste nella riproduzione iperrealistica dei mosaici e dipinti mediante scansione e stampa digitale inkjet 3D, un lavoro di cui le campionature fino a oggi eseguite, dimostrano la piena fattibilità. E con la stampa 3D (e tanto tempo a disposizione) si potrebbero persino riprodurre i famosi cavalli di bronzo della Basilica.
«Abbiamo ricevuto l’apprezzamento del nostro progetto da parte di numerosi personaggi legati all’arte e alle sue tutele, come l’Arch. Ettore Vio, Mons. Meneguolo, il Prof. Antonio Paolucci, il Dott. Marino Cortese, l’Arch. Tobia Scarpa, Dott. Francesco Rossi, Dott.ssa Velani Francesca direttrice di Lubec, ecc., a dimostrazione che si tratta di un progetto che può avere un futuro.»
È chiaro che progetti di questa portata hanno bisogno del sostegno concreto da parte delle Istituzioni e del Ministero in particolare.
«Data la nostra conoscenza del territorio nazionale – afferma Del Maschio – intesa come professionalità e provata competenza in campo fotografico, siamo in grado fin da ora di iniziare concretamente, partendo dalla formazione specifica di professionisti fotografi e di giovani laureati in storia dell’arte.»



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