Pesante. È il commento di uno stampatore alla polemica che diversi tipografi hanno impostato su Facebook, esplodendo, dopo aver perso la pazienza, con un “Sì, ok. Ma basta con il passato!”
Questo commento, che uno stampatore offset ha pubblicato su Facebook, la dice lunga sul mondo della stampa. È un concetto che si trascina da decenni e non mette in buona luce quegli imprenditori che continuano a ritornare con nostalgica passione, a operazioni oggi obsolete.
Per carità, chi scrive ha vissuto (da cliente) e per ragioni anagrafiche, tutta l’evoluzione della stampa. Dal taccheggio sulle piano-cilindriche quando assisteva alla stampa del ‘primo foglio’ per verificare che tutto fosse a posto, al colore dopo il quarto passaggio, ai refusi (che ci scappavano sempre).
Non solo, ma come fondatore della associazione dei Musei della Stampa è appassionato di questa ‘arte nera’ dai torchi fino alla litografia (su pietra, naturalmente).
Ma questo nulla ha a che fare con l’imprenditoria moderna. Che deve guardare avanti e non indietro.
Un invito dunque agli artigiani ‘tipografi’ a tenere le nostalgie per la domenica, ma gli altri giorni fare molta attenzione a come si muove il mercato. E magari seguire i corsi di aggiornamento tecnico che associazioni di categoria e scuole grafiche organizzano per gli operatori della stampa. La stampa non è in crisi. In crisi sono coloro che non guardano oltre.
L’immagine accanto al titolo è tratta da un nostro servizio giornalistico presso la Tipoteca Italiana, il museo della stampa e del carattere di Cornuda (TV), fondato da Silvio Antiga.
Giornalista e scrittore, nasce a Genova, dove si laurea in geologia. Dopo un’esperienza nel settore minerario e industriale, si specializza in marketing e comunicazione tecnica. Giornalista pubblicista, è stato redattore di Rassegna Grafica e direttore di Graphicus. Nel 2009 fonda MetaPrintArt, la prima rivista online dedicata alla tecnica e alla cultura grafica, di cui è editore e direttore.
Nel 2007 pubblica Analisi e prospettive del mondo grafico, un’analisi di marketing e gestione aziendale dell’industria grafica. Nel 2010 è docente a contratto di Tecnologie di Stampa al Politecnico di Torino.
Parallelamente all’attività giornalistica, si dedica alla scrittura. Debutta nel 1998 con il romanzo La Tunelo, in lingua Esperanto, premiato dalla rivista svizzera Literatura Foiro come Verko de la Jaro 1999. La versione italiana, con l’editing e la prefazione di Wilma Coero Borga, è in attesa di pubblicazione.
Nel 2020 pubblica Il Segreto dei Dieci Laghi (DiMarsico Libri Editore), un romanzo ambientato sulle Ande, dedicato alla cultura Inca e all’alfabeto dei nodi.
Nel 2021, in self-publishing, esce I Cavalieri Astrali, scritto con Stefano Gatti (Stegat), una raccolta di quattro racconti iperdeterministici con un intermezzo quantistico curato da un professore universitario di fisica quantistica.
Nel 2022 pubblica Un cerchio di stelle, basato sul diario di viaggio scritto nel 1960 durante un’avventura in autostop alla scoperta dell’Europa nascente.
Nell’aprile 2024, per De Ferrari Editore, esce I Briganti del Vigoleno, una fiaba per adulti o un racconto per ragazzi, scritto a quattro mani con Wilma Coero Borga.
Nel tempo libero alterna la lettura al trekking e al gioco degli scacchi di cui è istruttore di primo grado.
Caro Direttore,
Dopo tutto quello che si è detto e si è scritto sulla necessità di continui aggiornamenti tecnici da parte delle imprese, specialmente nei settori della stampa e prestampa, dove l’evoluzione tecnologica di hardware e software ha scompaginato le carte, che vi siano ancora oggi aziende e imprenditori che volgono lo sguardo al passato anziché al futuro è sintomatico di una certa cultura che purtroppo non è stato possibile sradicare!
A quanto, pare qualcuno pensa ancora che, far seguire ai propri dipendenti corsi di aggiornamento, sia solo una sottrazione di tempo alla produzione; non si comprende. evidentemente, che la necessità di ‘innovare’, negli ambiti gestionali e tecnici, rappresenta invece un fatto importante che induce a ‘guardare oltre’, induce a volgere gli occhi al futuro in un modo più ampio che non sia quello di pensare che, per risolvere i problemi relativi al mercato, sia sufficiente acquistare una macchina di nuova generazione.
Incontri, seminari, fiere di settore, articoli su riviste specializzate – azioni alle quali anche noi, in tempi non sospetti, abbiamo dato il nostro contributo – non sono, ahimè, serviti a far ‘muovere troppo le acque’; è stato, come a ebbe dire Aldo Faliani nel corso di un seminario sulla stampa, come “tirare sassi non in piccionaia, ma in una pozza d’acqua stagnante”.
D’altro canto, però, non ci si può neppure meravigliare che questo accada in un Paese dove sono in pochi ad assumersi la responsabilità dei propri errori, perché ‘la colpa è sempre degli altri’.
È deludente e mortificante tutto questo ma, per quanta inventiva e per quanta intelligenza possa esserci nel nostro popolo italico, il nostro DNA ci tradisce, purtroppo, nell’uso di tali facoltà.
Cordialmente.