Se il web stempera l’umanità dalla solitudine da coronavirus, e può quindi essere visto come un ‘dono di Dio’ preconizzato da Benedetto XVI, il suo utilizzo a scopi di diffusione di menzogne è piú vicino a un’opera del diavolo. Le considerazioni che seguono, del fondatore di ARMUS, potrebbere aprire un interessante dibattito.
di Francesco Pirella *
Una nuova secolare danza della morte da virus, ma non diversa da quella allegorica in una tipografia: così è la prima stampa xilografica che la rappresenta: la morte.

La morte danza macabra – Xilografia 1493 da Wohlgemuth da Cronaca di Norimberga di Hartmann Schedel – © www.alamy.com
La morte danza macabra xilografia da Wohlgemuth dal cronaca di Norimberga di Hartmann Schedel, 1493 © www.alamy.com
Oggi è l’insufficienza di ossigeno nel sangue infetto dal Covid 19 a spegnere la coscienza di migliaia di uomini e di donne.
Oggi dobbiamo chiederci se la profezia di Benedetto ha salvato milioni di esseri umani grazie a una comunicazione planetaria che viaggia alla velocità della luce.
Sappiamo che nel 1920 l’emergenza sanitaria nota come Spagnola, nel dilatato tempo della comunicazione analogica e della lenta comunicazione a stampa tipografia di allora, ha falciato milioni di abitanti del pianeta.
Tipografia e internet doni di Dio?
Fu di Lutero l’affermazione secondo cui proprio la Tipografia era l’ultimo e il più grande dono di Dio.
Ma il teologo sbagliava.
Nel 2009, Benedetto XVI in un messaggio per la comunicazione sociale, definisce Internet ‘dono di Dio’.
Se la tipografia a caratteri mobili nella visione di Lutero è il dono di un Dio protestante, Internet lo è per un cattolico.
Ora lo sappiamo e lo viviamo come un bene per tutti, indistintamente. Un potente medium per favorire la comprensione e la solidarietà umana e molto altro ancora.
Diavolo o acquasanta?
Nel tempo presente, 2020, un secolo dopo, è frequente come taluni giornalisti e scrittori, o presunti tali, facciano un uso improprio del Web persino in un flagello planetario come quello che stiamo vivendo.
Il giornalista e conduttore tv olandese Fort Keldel, amico del primo ministro Mark Rutte, afferma che è inutile salvare i vecchi malandati, fumatori e obesi, poiché entro i due anni morirebbero comunque, e si chiede, ancora, se per caso siamo sicuri che la loro salute sia prioritaria rispetto all’economia.
Keldel dovrebbe chiederlo alla comunità medica, infermieristica, agli oss e ai volontari del soccorso, persone che sacrificano la propria vita in onore di un umanesimo molto italiano il cui centro è l’uomo, la sua formazione spirituale, morale e civile.
E ci sgomenta constatare, anche, che come in un tragico sogno televisivo, mentre sfilano nella pietas della notte i camion militari carichi dei nostri morti di Covid, si oda lo stridore di un requiem macchiettistico: money, money, money. F
ioriscono nei cuori di tutti noi come rose bianche, i nostri cari morti e la consapevolezza che nessuna moneta potrà mai pagare la loro resurrezione.
(Questo testo è ispirato da un lavoro dello stesso Autore – Copyright Il Secolo XIX)
* Conservatore del Museo della Stampa di Genova e della omonima raccolta gutenberghiana
L’immagine in alto “Un mondo di caratteri” è stata scattata dall’editore presso la Grafical di Verona nel febbraio 2018


La replica di Francesco Pirella :
Caro Marco, poni un tema complesso e così, lo è pure la risposta. Soprattutto se vogliamo evitare di indossare il vestitino straccio dei profeti del Web.
Ho avuto la fortuna di praticare Derrick de Kerckhove, massimo e storico esperto di Scienza della comunicazione, allievo di Marsall McLuhan, prima, e direttore dell’omonimo istituto a Toronto, poi.
Tu stesso hai dedicato una copertina del tuo Graphicus a un mio lavoro iconico su lui.
Ebbene, la sua chiave interpretativa, tenuto conto dell’esperienza mcluhaniana, appare piuttosto così: i greci inventarono il teatro subito dopo aver introdotto l’alfabeto nella loro cultura. La tragedia non era una forma d’arte, ma un meccanismo difensivo: cioè di una società per ritrovare se stessa, avendo perso la sua identità a causa degli effetti nascosti dell’alfabetico fonetico. “Lo chiamo QUID” (acronimo per dire ricerca di identita), disse McLuhan” e aggiunse: “l’alfabeto ha gettato l’antica psicologia tribale nel disordine e nello scompiglio, e la tragedia era emersa svolgendo il ruolo di terapia, mostrando a un grande pubblico come gli individui erano diventati e come si dovevono comportare.”
Ecco, mi fermerei qui per dire la mia: uno scossone cognitivo al quale inevitabilmente dovremo impare a comportarci.
Caro Francesco, ammiro e apprezzo il tuo ottimismo. L’ottimismo di un teologo, un papa, non mi fa effetto. È ovvio. Le esperienze culturali che abbiamo condiviso per vent’anni mi permettono di esprimerti amichevolmente qualche dissenso. Costruttivo.
In internet ci vedo più la mano del diavolo che il tocco dell’acquasanta. Perché? Internet è come tante invenzioni, una cosa bellissima e utilissima. Ma, come tante cose, se usato male è terribilmente dannoso. L’uomo è fragile ed è più comodo usare uno strumento in modo errato che nel modo giusto. Il fuoco è indispensabile. Ma può incendiare. L’acqua è indispensabile. Ma può distruggere.
Di internet si è fatto a meno per millenni e la scienza, la filosofia, le arti, hanno funzionato benissimo. Mozart è morto giovane ma ha viaggiato tanto e composto qualche centinaio tra opere, concerti, sonate e sinfonie. Internet è utile, certo. In tempi di pandemia si può far scuola a distanza (esclusi coloro i quali non ne hanno gli strumenti e gli spazi a disposizione). Ma manca il contatto e il bullismo si manifesta anche via internet. E, a proposito di bullismo, stiamo sperimentando proprio in questo periodo la malvagità della diffusione di menzogne via internet. Il suo utilizzo per attaccare vigliaccamente nascondendosi dietro l’anonimato. Ne abbiamo esempi ogni giorno, come le minacce a giornalisti o la critica gratuita a chi, lavorando, può commettere qualche errore, mentre chi non lavora ottiene migliaia di ‘like’ solo diffondendo false notizie e ignobili sentenze. Se non è qui la mano (o la coda) del diavolo, dov’è?