Se il web stempera l’umanità dalla solitudine da coronavirus, e può quindi essere visto come un ‘dono di Dio’ preconizzato da Benedetto XVI, il suo utilizzo a scopi di diffusione di menzogne è piú vicino a un’opera del diavolo. Le considerazioni che seguono, del fondatore di ARMUS, potrebbere aprire un interessante dibattito.

di Francesco Pirella *

Una nuova secolare danza della morte da virus, ma non diversa da quella allegorica in una tipografia: così è la prima stampa xilografica che la rappresenta: la morte.

danza macabra

La morte danza macabra – Xilografia 1493 da Wohlgemuth da Cronaca di Norimberga di Hartmann Schedel –   © www.alamy.com

 

La morte danza macabra xilografia da Wohlgemuth dal cronaca di Norimberga di Hartmann Schedel, 1493                        © www.alamy.com 

Oggi è l’insufficienza di ossigeno nel sangue infetto dal Covid 19 a spegnere la coscienza di migliaia di uomini e di donne.
Oggi dobbiamo chiederci se la profezia di Benedetto ha salvato milioni di esseri umani grazie a una comunicazione planetaria che viaggia alla velocità della luce.

Sappiamo che nel 1920 l’emergenza sanitaria nota come Spagnola, nel dilatato tempo della comunicazione analogica e della lenta comunicazione a stampa tipografia di allora, ha falciato milioni di abitanti del pianeta.

Spagnola

L’influenza ‘Spagnola’ da un articolo del Secolo XIX 24 settembre 1918

Tipografia e internet doni di Dio?

Fu di Lutero l’affermazione secondo cui proprio la Tipografia era l’ultimo e il più grande dono di Dio.
Ma il teologo sbagliava.
Nel 2009, Benedetto XVI in un messaggio per la comunicazione sociale, definisce Internet ‘dono di Dio’.
Se la tipografia a caratteri mobili nella visione di Lutero è il dono di un Dio protestante, Internet lo è per un cattolico.
Ora lo sappiamo e lo viviamo come un bene per tutti, indistintamente. Un potente medium per favorire la comprensione e la solidarietà umana e molto altro ancora.

Diavolo o acquasanta?

untori

 

Nel tempo presente, 2020, un secolo dopo, è frequente come taluni giornalisti e scrittori, o presunti tali, facciano un uso improprio del Web persino in un flagello planetario come quello che stiamo vivendo.
Il giornalista e conduttore tv olandese Fort Keldel, amico del primo ministro Mark Rutte, afferma che è inutile salvare i vecchi malandati, fumatori e obesi, poiché entro i due anni morirebbero comunque, e si chiede, ancora, se per caso siamo sicuri che la loro salute sia prioritaria rispetto all’economia.
Keldel dovrebbe chiederlo alla comunità medica, infermieristica, agli oss e ai volontari del soccorso, persone che sacrificano la propria vita in onore di un umanesimo molto italiano il cui centro è l’uomo, la sua formazione spirituale, morale e civile.
E ci sgomenta constatare, anche, che come in un tragico sogno televisivo, mentre sfilano nella pietas della notte i camion militari carichi dei nostri morti di Covid, si oda lo stridore di un requiem macchiettistico: money, money, money. F
ioriscono nei cuori di tutti noi come rose bianche, i nostri cari morti e la consapevolezza che nessuna moneta potrà mai pagare la loro resurrezione.

(Questo testo è ispirato da un lavoro dello stesso Autore – Copyright Il Secolo XIX)

* Conservatore del Museo della Stampa di Genova e della omonima raccolta gutenberghiana

L’immagine in alto “Un mondo di caratteri”  è stata scattata dall’editore presso la Grafical di Verona nel febbraio 2018