Dalla fotocamera digitale del ’75 alla stampa industriale d’avanguardia: una storia di eccellenza tecnologica senza bussola strategica.

Il 14 agosto 2025 La Repubblica ha riportato una notizia che ha il sapore amaro della beffa storica: Kodak, dopo 133 anni di storia e una prima bancarotta nel 2012, è di nuovo sommersa dai debiti. Il rischio è concreto: la leggendaria azienda di Rochester, fondata da George Eastman, potrebbe chiudere per sempre.
Non sarebbe soltanto la fine di un marchio: sarebbe la chiusura di un capitolo intero della storia industriale.

Per correttezza giornalistica – prima del nostro commento – riportiamo il comunicato Kodak a seguito delle notizie diffuse sui media internazionali (Statement Regarding Misleading Media Reports): https://www.kodak.com/en/company/blog-post/statement-regarding-misleading-media-reports/

Il futuro che vidi nel 1995

Ricordo bene il mio viaggio nei laboratori di Dayton, Ohio, nel 1995. Kodak, insieme all’israeliana Scitex, presentava a giornalisti del settore di tutto il mondo la sua prima macchina da stampa inkjet per uso industriale.
La qualità? Al momento scadente, a dire il vero. Ma la velocità con cui migliorò nei mesi successivi lasciava presagire un futuro luminoso. Era la prova tangibile di una capacità di ricerca e sviluppo viva, curiosa, determinata.

Dal Chapter 11 al digitale industriale

Dopo il fallimento controllato del 2012, molti avrebbero scommesso sulla fine dell’azienda. Eppure Kodak continuò a innovare, soprattutto nel settore della stampa industriale. Queste le tappe che tutti abbiamo seguito a partire dalla drupa 2016 (dopo la Nexpress uscita nei alla fine del primo decennio degli anni 2000):

2016 – Sapphire: in collaborazione con UTECO, la prima macchina ibrida flexo-digitale.
2017 – Prosper: sistemi inkjet ad alta produttività per il packaging.
2020 – Evo M: terzo sistema della linea Sapphire Evo, ulteriore salto di qualità nella stampa digitale su imballaggi flessibili.
Chi conosce il settore sa che non si tratta di prototipi da fiera: erano macchine vere, destinate a impianti produttivi, frutto di ingegneria avanzata e partnership solide.

Il paradosso Kodak

La contraddizione è evidente: l’azienda che inventò la fotocamera digitale nel 1975 non seppe coglierne il potenziale, per paura di minare il business delle pellicole.
Nel settore della stampa, pur portando sul mercato soluzioni all’avanguardia, Kodak non riuscì a tradurle in una posizione di leadership sostenibile.
Il problema, dunque, non era tecnico: era strategico. Una cultura aziendale ancorata alle glorie del passato e troppo cauta nel ridisegnare il proprio modello di business.

Una lezione socio-filosofica

Schumpeter parlava di distruzione creativa: ogni innovazione reale richiede di demolire ciò che esiste, anche se funziona, per lasciare spazio al nuovo.
Kodak ha spesso innovato sul piano tecnico, ma ha esitato nel compiere il salto culturale e gestionale che avrebbe permesso a quelle tecnologie di cambiare davvero il mercato.
Il risultato è un paradosso: un laboratorio di eccellenza che, per mancanza di allineamento strategico, si è trasformato in un gigante dai piedi d’argilla.

In sintesi

La storia di Kodak ci ricorda che la tecnologia può guardare avanti, ma senza una strategia che la guidi, finisce per perdere la strada. Ma questa è solo un’opinione personale.
Nella foto in alto lo stand Kodak alla drupa 2016.

Aldo Peretti CEO UTECO indica la Sapphire EVO a drupa 2016

Kodak e la stampa industriale: le tappe chiave
1975 – La fotocamera digitale Steven Sasson, ingegnere Kodak, realizza il primo prototipo di fotocamera digitale. L’azienda non lo sviluppa per timore di danneggiare il business delle pellicole.
1995 – L’inkjet con Scitex
Nei laboratori di Dayton (Ohio) viene presentata la prima macchina da stampa inkjet industriale, in collaborazione con l’israeliana Scitex per la parte gestionale.
2012 – Chapter 11 Kodak dichiara bancarotta controllata per ristrutturare il debito e ridisegnare il portafoglio prodotti.
2016 – Sapphire  In collaborazione con UTECO nasce la Sapphire, macchina ibrida flexo-digitale per imballaggi flessibili.
2017 – Prosper  Lancio delle soluzioni inkjet ad alta produttività per il packaging.
2020 – Sapphire Evo M  Terzo sistema della linea Evo, ancora con UTECO, pensato per applicazioni industriali di grande formato.
2025 – Crisi attuale Nuovo rischio di default: 500 milioni di dollari di debiti in scadenza e gravi problemi di liquidità.