Per il 39% degli italiani occorre avere maggiore consapevolezza del fine vita dei dispositivi per la lettura digitale, il 61% premia il libro usato come risorsa sostenibile.
Il rapporto di Fondazione Einaudi “Scuola digitale? Il valore imprescindibile di carta e penna”, promosso da Comieco e Federazione Carta e Grafica mette in luce gli aspetti formativi, ma anche ambientali di due diversi prodotti editoriali: e-book e libri cartacei.
Dal rapporto emerge come la percezione comune che il libro digitale abbia un’impronta ambientale ridotta rispetto alla sua controparte cartacea non sia così fondata. Si evidenzia infatti come in realtà le conseguenze ecologiche dipendano da molteplici fattori che vanno ben oltre i semplici processi produttivi. Altre cose da considerare sono il consumo energetico legato all’utilizzo che si fa dei dispositivi digitali, il numero di libri che leggiamo e, non in ultimo, dalle possibilità di riciclo.
Riciclo all’80%
«La carta ha raggiunto tassi di riciclo superiori al 70% in diversi Paesi europei, nel caso degli imballaggi cellulosici in Italia superiamo l’80% – commenta Carlo Montalbetti, Direttore Generale di Comieco – I Raee, ossia i dispositivi elettronici, hanno invece un tasso di riciclo che si attesta al 35% nel nostro Paese. Questo è sicuramente un elemento da considerare nel dibattito sulla sostenibilità dei libri digitali senza dimenticare che secondo uno studio del Politecnico di Milano un libro scolastico di 400 pagine rilascia un’impronta carbonica di circa 2 kg, pari a quella di 2 ore al giorno di uso dello smartphone per una settimana.»
«Con Fondazione Einaudi – afferma Maurizio D’Adda – vogliamo istituire un Osservatorio permanente sul valore della scrittura a mano e sull’importanza della lettura su carta al quale invitiamo tutte le aziende che aderiscono a Federazione a dare il proprio contributo per il valore nell’aspetto rinnovabile e sostenibile della carta.»
Importanza della carta per la lettura
L’importanza della carta, in termini di lettura, è stata sottolineata dai dati emersi dalla ricerca presentata da Euromedia Research.
Emerge che il 31,4% degli intervistati ritiene che le informazioni on line siano meno affidabili di quelle su carta, mentre il 75,4% capisce di più quando legge su carta e il 60,4% ricorda molte più nozioni.
Secondo un sondaggio realizzato ad aprile 2023 da Euromedia Research su un panel di 700 persone tra cittadini e insegnanti, il 39% dei cittadini intervistati riconosce la capacità della carta di essere un materiale rinnovabile facilmente riciclabile, ma ritengono che questo aspetto non sia sufficientemente comunicato. Sempre il 39% dei cittadini dichiara che occorre avere maggiore consapevolezza degli impatti degli strumenti digitali: in questo senso, il digitale non viene percepito in assoluto come uno strumento da scegliere per il minor impatto ambientale rispetto alla carta. Il 61% ritiene importante valorizzare il possibile riutilizzo dei libri di carta.
Allo stesso modo anche per gli insegnanti la percezione prevalente è che ci sia ancora poca consapevolezza sia sulla sostenibilità della carta, del suo riciclo e della gestione sostenibile delle foreste, che dell’impatto ambientale del digitale.
Anche secondo la ricerca realizzata da Comieco e Ipsos nel 2022 sul rapporto tra gli italiani e la letteratura ambientale, è emerso che, sebbene nel nostro Paese solo il 41% degli italiani sia lettore abitudinario, le preferenze sulle modalità per fruire dei libri sono nette: il 74% dei lettori predilige la carta come strumento ottimale per riflettere, apprendere meglio un testo, massimizzare le informazioni, favorendo la costruzione del proprio pensiero e, in termini più ampi, la formazione di una coscienza ambientale collettiva.
Su questo tema abbiamo raccolto questa importante opinione di Wilma Coero Borga, responsabile di MetaAlice, scrittrice e editor:
Dopo aver letto tutti i dati sopra riportati, mi convinco sempre più che il libro di carta, in cui credo fortemente, sarà quello che salverà la memoria dell’umanità.
Spesso mi sono chiesta che cosa mi facesse scrivere a mano i capitoli dei miei libri, i commenti e gli articoli su questa rivista e molto altro, anziché utilizzare la comoda tastiera del computer. La risposta me l’ha fornita questo articolo: “chi scrive a mano, così come chi legge un libro di carta, imprime nella carta e nella memoria molto di più di quanto si immagini e meglio rispetto al freddo supporto elettronico che è un aiuto per velocizzare l’azione dello scrivere, forse anche quella del leggere, ma non lascia un grande ricordo di sé“.
Se regaliamo un volume stampato su carta, doniamo un segno tangibile che ricorderà noi stessi a chi lo riceve. Se scriviamo una lettera su carta, regaliamo parte di noi a chi la leggerà e potrà conservarla a dispetto del tempo e dei danni a cui un computer pieno di mail, o uno smartphone stracolmo di messaggi WhatsApp possa andare incontro. Pensiamo alle fotografie che prima si radunavamo in album che occupavano lo spazio dei cassetti di casa o gli scatoloni in cantina. Era scomodo e costoso acquistare il rullino, far stampare le foto, disporle dentro un album. Ma c’erano e, all’occorrenza, la nostra memoria andava a ripescarle prima della mano. Invece oggi, che si può fotografare tutto e in qualsiasi momento, basta avere lo smartphone con sé, molti scatti vengono persi, li dimentichiamo e quando cerchiamo di archiviarli, la memoria non si ricorda più dove andarli a prendere e che cosa troverà nelle varie cartelle, perché la mente non riesce a fissare il ricordo di un album fisico ancorato a un momento preciso della nostra vita.
Questo è un punto di vista forse più emotivo che “green” ma, come si è letto, anche il lato sostenibile e del riutilizzo pende dalla parte del supporto cartaceo.
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