L’Intelligenza Artificiale è progresso o illusione? Una lettura necessaria, perché il futuro non è un algoritmo.

Accettiamo volentieri l’invito degli autori – Fabio De Felice e Roberto Race – a dar notizia, ma soprattutto a commentare, questo loro ultimo lavoro, che si inserisce tra i molti libri sull’IA che negli ultimi due anni hanno letteralmente invaso librerie e web.

Appena due anni fa – era l’11 luglio 2024 – presentavo una relazione dal titolo “Intelligenza Artificiale: introdurre l’innovazione nelle aziende di stampa” di Andrea Camisani, Research Director del Camozzi Group. Per la prima volta, nel mondo della stampa e del packaging, il tema dell’IA veniva affrontato come leva strategica per restare al passo con i tempi e rispondere a esigenze sempre più complesse, attraverso soluzioni personalizzate e una gestione più efficiente dei processi aziendali.

Per preparare un intervento di appena un paio di minuti, mi ritrovai a leggere almeno tre libri – non sempre semplici – nel tentativo di capire cosa fosse davvero questa IA e come funzionasse. Essendo anche scrittore, qualcuno mi parlò – con entusiasmo, ma anche con una certa insofferenza – di ChatGPT, che inizialmente rifuggivo. Col tempo, però, si è rivelato un utile “compagno di lavoro”.

Il troppo stroppia

Poi le cose sono accelerate, quasi precipitate. L’IA è arrivata persino sui banchi di scuola: i ragazzi delle medie la usano per fare i temi. Un orrore, certo. Ma anche un errore, perché così si dimentica di “accendere il cervello”, che – come abbiamo scritto nel nostro ultimo editoriale (Calo intellettivo: cronaca di una lenta distrazione di massa ) – sembra già in preoccupante calo.

Ma come affronta il tema questo saggio di De Felice e Race? E perché vale la pena leggerlo?

Come suggerisce il sottotitolo, “Il futuro non è un algoritmo”, gli autori partono subito dalla fine: dalle conseguenze. Senza troppi giri di parole, si chiedono se l’innovazione coincida davvero con il progresso. Per rispondere, affrontano temi oggi quanto mai centrali: le implicazioni etiche e politiche dell’IA, che talvolta irrompe a gamba tesa nella realtà, come dimostrano certi video – a dir poco discutibili – di noti leader internazionali.

Gli autori prendono posizione con chiarezza: deve essere l’uomo a indirizzare lo sviluppo tecnologico. Un modo elegante per dire che non bisogna lasciarsi prendere la mano. Nel caso dell’IA, significa saperla governare senza diventarne dipendenti. Un concetto cruciale, che meriterebbe forse ancora più spazio.

A conferma di ciò, torna alla mente una nostra visita, poco meno di un anno fa, a un’azienda di stampa in Puglia. Nel descrivere il sistema MyKyana Assist di Koenig & Bauer (Stampa Sud: rinascita e innovazione Made in Puglia) – basato su IA e apprendimento continuo tra macchine interconnesse a livello globale – colpiva una convinzione condivisa: sia i titolari sia gli operatori erano certi che “l’esperienza dell’operatore è ancora insostituibile”.
Tradotto: l’IA è uno strumento potente, ma non (ancora) una minaccia. Finché l’uomo continuerà a usare la propria intelligenza, aggiungiamo noi.

Ottimismo temperato

Tornando al saggio, gli autori passano in rassegna i benefici dell’IA in ambiti come sanità, giustizia, arte “aumentata”, agricoltura e didattica, mostrando un ottimismo che potrebbe sembrare, a tratti, incondizionato.

Un ottimismo che, per fortuna, viene poi temperato da un invito alla riflessione “vigile e partecipe”, necessario per contrastare possibili – e in parte già evidenti – derive distopiche.

Adelante, Pedro, con juicio”, diceva Don Ferrante: un consiglio che, evidentemente, non passa mai di moda.

In sintesi
L’intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità di innovazione, anche per il mondo della stampa e dell’industria. Ma, come ricordano De Felice e Race, non può essere considerata una scorciatoia né tanto meno un fine. Il progresso non coincide automaticamente con l’innovazione tecnologica: richiede consapevolezza, responsabilità e capacità critica.
L’IA è uno strumento potente, ma resta tale. Spetta all’uomo decidere come usarlo, evitando entusiasmi acritici e derive pericolose. In altre parole: avanti, sì ‒ ma con giudizio.

IA De Felice Race(Luiss University Press, collana Bellissima, prefazione di Gianluca Comandini e postfazione di Vincenzo Paglia)