La pirateria ammonta a 528 milioni, con un danno per il sistema paese di 1,3 miliardi di euro e manda in fumo 8.800 posti di lavoro.

Presentata a Roma l’indagine Ipsos per AIE che denuncia l’ampiezza del fenomeno della pirateria nel mondo del libro e le ricadute sull’economia nazionale. Editori e stampatori quelli che ne soffrono di più.
Ogni giorno gli italiani compiono circa 300mila atti di pirateria di libri di varia, universitari e professionali. È quanto è emerso dall’indagine Ipsos presentata nel primo incontro con gli editori, da parte di AIE e FIEG.
L’ampiezza del fenomeno impone un’azione di contrasto, che passa attraverso la repressione dei fenomeni illegali, l’educazione degli utenti, il sostegno alla domanda di informazione e cultura attraverso strumenti come la 18App, che va riportata alla sua dotazione originale, e detrazioni fiscali per gli acquisti di libri. L’84% degli italiani, a oggi, è consapevole che gli atti di pirateria sono illeciti o illegali, ma il 39% li considera comunque poco o per niente gravi, mentre il 66% ritiene poco o per niente probabile la possibilità di essere scoperti e puniti.

Le dimensioni del fenomeno

La stima prudenziale delle dimensioni della pirateria nel mondo del libro è impressionante: ha compiuto almeno un atto di pirateria riguardante il mondo del libro il 36% della popolazione sopra i 15 anni, l’80% degli studenti universitari, il 61% dei professionisti. Complessivamente, nel 2019, si sono compiuti 107 milioni di atti di pirateria ai danni del mondo del libro (copie in meno vendute di libri, download in meno di ebook o audiolibri). In pratica circa 293.000 al giorno.

I danni a editoria e stampa

La pirateria è diffusa in tutto il mondo editoriale librario: le vendite perse nel settore della varia (fiction e saggistica) sono pari a 29,2 milioni di copie l’anno, per un mancato fatturato di 324 milioni di euro. Le copie (libri ma anche ebook) perse nel settore universitario sono 4 milioni, pari a un fatturato di 105 milioni di euro; quelle nel settore professionale – libri, ebook e banche dati comprese – sono pari a 2,9 milioni di copie, con una perdita a valore di 99 milioni di euro. Se si guarda al mancato fatturato per canale di vendita, le librerie fisiche perdono ogni anno 247 milioni di euro. Gli store on-line hanno un mancato fatturato (carta più ebook) di 239 milioni, mentre 42 milioni sono persi dalle librerie e dagli store online che trattano anche l’usato-seconda mano.

Complessivamente, quindi, l’editoria perde per i fenomeni legati a comportamenti illegali 528 milioni di euro e 3.600 posti di lavoro diretti. La perdita per il sistema Paese complessivo – stimata in base ai modelli di calcolo di ISTAT – però, è ben più alta: 1,3 miliardi di euro, un mancato gettito per il fisco di 216 milioni di euro. La mancata nuova occupazione complessivamente (tra diretta e indiretta) è stimabile in 8.800 unità.

pirateria convegno fieg - aie

Chi sono i pirati

Oltre un italiano su tre (il 36% della popolazione sopra i 15 anni), ha compiuto almeno un atto di pirateria editoriale nell’ultimo anno. Nello specifico, uno su quattro (il 25%) ha scaricato gratuitamente almeno una volta un ebook o audiolibro da siti o fonti illegali su Internet, il 17% ha ricevuto da amici/familiari almeno un ebook, l’8% ha ricevuto da amici/conoscenti almeno un libro fotocopiato, il 7% ha acquistato almeno un libro fotocopiato.
L’incidenza della pirateria è particolarmente alta tra i lettori forti (lettura giornaliera o settimanale) di libri cartacei (45%), tra quelli di ebook (68%), e tra quelli di audiolibri e podcast (66%).

Se guardiamo però ai settori specifici dell’editoria universitaria e degli utenti dell’editoria professionale, la situazione è ben più allarmante. Ha compiuto nell’anno almeno un atto di pirateria l’80% degli studenti universitari. Mediamente, ognuno di questi utenti ha piratato oltre 10 testi (10,1). Se prendiamo invece in considerazione l’universo dei liberi professionisti (avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, architetti e altri), il 61% di costoro ha compiuto almeno un atto di pirateria nell’ultimo anno, con una media di 9,2 atti ciascuno.

Italiani convinti di farla franca

Se è vero che la stragrande maggioranza degli italiani, l’84%, è consapevole del fatto che gli atti di pirateria sono illeciti e/o illegali, molti tendono a minimizzarne gli effetti. Solo il 15% pensa che gli atti di pirateria siano molto gravi e quindi da perseguire legalmente. Per il 46% sono abbastanza gravi e per il 39% lo sono poco o per niente. Il 23% della popolazione, inoltre, non sa che lo Stato punisce severamente ogni atto illecito e il 66% ritiene comunque poco o per niente probabile la possibilità di essere scoperti e puniti.

La ricerca IPSOS per AIE è stata svolta a novembre del 2019 su un campione di 4.000 interviste (CAWI) così suddivise: 3338 casi rappresentativi per genere, età, area geografica, ampiezza centro, professione e titolo di studio, 452 studenti universitari rappresentativi per genere, età e area geografica e 466 liberi professionisti sempre rappresentativi per area geografica.