Imballaggi attivi contenenti additivi di origine naturale per il prolungamento della shelf-life degli alimenti. Un tema di attualità ai fini di un modello di economia circolare capace di autosostenersi e autorigenerarsi.

Riportiamo una sintesi della relazione tenuta dalla professoressa Loredana Incarnato * del Dipartimento di Ingegneria Industriale all’Università degli Studi di Salerno, al Convegno Be Packaging del 25 gennaio.

Loredana Incarnato prolungamento shelf life

La professoressa Loredana Incarnato al convegno di Be Packaging del 25 gennaio 2019 ha illustrato le ricerche e i risultati sui materiali per imballaggi alimentare presso l’Università di Salerno

Oggigiorno la crescente richiesta di prodotti alimentari freschi, sicuri e minimamente processati spinge la ricerca scientifica e industriale verso soluzioni innovative nei materiali e nelle tecnologie di confezionamento. Fra queste, gli imballaggi attivi rappresentano la strategia più promettente per estendere la shelf life degli alimenti attraverso l’incorporazione di molecole attive in grado di interagire con il contenuto della confezione e modificare in maniera continua e specifica l’ambiente circostante.
Gli assorbitori di ossigeno (oxygen scavengers) e gli antiossidanti sono i sistemi attivi più interessanti e diffusi in quanto i fenomeni ossidativi sono tra le cause principali di degradazione degli alimenti, perdita di nutrienti preziosi e delle proprietà organolettiche, nonché generazione di prodotti di ossidazione nocivi.
La nuova generazione di assorbitori di ossigeno consiste nell’incorporazione diretta dello scavenger all’interno di matrici polimeriche opportunamente selezionate: lo sviluppo di imballaggi integrati permette di superare la diffidenza del consumatore nei confronti di dispositivi visibili, quali sacchetti ed etichette, e le problematiche di sicurezza legate alla rottura o all’ingestione accidentale.
La realizzazione di tali strutture built-in ben si adatta alle tecnologie convenzionali di manifattura e converting degli imballaggi, con il vantaggio di non dover stravolgerne la filiera produttiva. Le metodologie utilizzabili includono l’incorporazione delle sostanze attive tramite miscelazione in fase di estrusione, la deposizione di coating attivi sulla superficie dell’imballaggio, l’immobilizzazione attraverso legami covalenti, nonché la possibilità di creare configurazioni multistrato attraverso co-estrusione o laminazione, additivando eventualmente la fase attiva alla resina adesiva.
Un approccio all’avanguardia in questo campo riguarda l’uso di assorbitori di ossigeno e antiossidanti di origine naturale, quali estratti di frutta e piante, oli essenziali derivati da erbe o spezie, oppure composti bioattivi provenienti dalla rivalorizzazione dei materiali di scarto industriali, che possono essere utilizzati con successo nella produzione di imballaggi attivi.
Tale strategia innovativa, guidata dalla crescente attenzione alla sostenibilità ambientale e all’impiego razionale delle risorse, e coniugata all’utilizzo di materiali polimerici biodegradabili e/o compostabili, consente lo sviluppo di imballaggi 100% naturali, eco-compatibili ed eco-sostenibili, e consente finalmente di superare il modello economico lineare “take-make-dispose” in favore dell’adozione, sempre più sentita e incoraggiata, del più vantaggioso modello di economia circolare capace di autosostenersi e autorigenerarsi.

Be Packaging termoretraibili

Uno scorcio del reparto termoretraibili nello stabilimento Be Packaging di Montesarchio

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Laureata con lode in Ingegneria Chimica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, Loredana Incarnato ha svolto un anno di attività di ricerca presso l’Institute of Material Science dell’Università del Connecticut in qualità di Visiting Scientist. Attualmente è Professore Ordinario del Settore Scientifico Disciplinare ING-IND/22 – Scienza e Tecnologia dei Materiali presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale della stessa Università, dove è titolare degli insegnamenti di Tecnologia dei Polimeri del Corso di Laurea in Ingegneria Chimica, Food Packaging del Corso di Laurea Internazionale in Food Engineering e Chimica e Tecnologia del Restauro e della Conservazione dei Materiali del Corso di Laurea Quinquennale in Ingegneria Edile-Architettura.
È direttore del Master Universitario in “Materiali e Tecnologie Sostenibili per Packaging Polimerici e Cellulosici”, attivato presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Salerno nell’anno accademico 2019/2020.
È responsabile scientifico di progetti di ricerca ammessi al finanziamento sulla base di bandi competitivi internazionali (Progetti Europei – Horizon 2020), di bandi competitivi nazionali (PRIN, PON) e di fondi FARB, di fondi regionali (legge 41, legge 5, POR 3.17), di progetti finanziati dal CNR (P.F., Chimica Fine, RAISA) e di diversi contratti di ricerca con consorzi e aziende operanti nel settore dei materiali polimerici e nel settore agroalimentare.
La sua attività di ricerca è focalizzata sullo studio delle relazioni tra processo produttivo, struttura e proprietà chimico-fisiche di sistemi polimerici convenzionali e innovativi. In tale ambito si interessa dell’analisi reologica e morfologica di sistemi polimerici in relazione ai processi di trasformazione e dell’analisi teorica e sperimentale delle tecnologie di trasformazione per la produzione di imballaggi costituiti da polimeri termoplastici funzionalizzati e loro miscele. Svolge un’intensa attività di ricerca su problematiche legate ai fenomeni di trasporto di imballaggi polimerici a contatto con alimenti. Si interessa, in particolare di imballaggi innovativi ecocompatibili attivi costituiti da materiali riciclati, biodegradabili e/o nanocompositi polimerici.