CAPITOLO V – Le Fiandre orientali. Gand e Bruges.

Dopo aver atteso un bel po’ di tempo, anche perché gli autostoppisti in coda erano parecchi, ci prese finalmente una macchina diretta a Gand, o Ghent per i fiamminghi, dove giungemmo poco prima di mezzogiorno. Là il nostro primo pensiero fu di acquistare qualcosa per il pranzo: un litro di latte a testa e del pane. Devo dire che l’amico Pierino faceva economia forse per non farmi sentire a disagio; lui era infatti un lavoratore studente, quindi il suo stipendio lo aveva e certamente e aveva meno restrizioni di me, almeno in teoria.
Ci eravamo infatti conosciuti preparando gli esami di maturità: lui si presentava come privatista perché di giorno lavorava, anche se non ricordo piú quale lavoro facesse. Ricordo che vestiva sempre piuttosto elegante e portava gilet e farfallino. Dopo quell’avventura estiva ci perdemmo di vista perché lui partì per militare e io iniziai l’Università e dopo il periodo militare andai subito a lavorare a Milano; una volta lo incontrai alla stazione centrale di Milano, ma lui per quanto ricordo era rimasto a lavorare a Genova.
Mangiammo con molta calma le nostre provviste seduti su una panchina di un parco. Come avevo già sperimentato il primo giorno: per queste operazioni ci guardavamo bene da restare visibili ed esposti al pubblico ludibrio; preferivamo trovare un luogo appartato, e comunque in giardini pubblici quando non eravamo sulle strade statali o provinciali.
Gand è una città piuttosto importante alla confluenza tra il fiume Leie e la Schelda, e per quanto disti parecchio dal mare, vi è collegata con una serie di canali navigabili, per cui ha anche un porto che dà sulla Manica. Grazie appunto alle ricchezza di acque correnti aveva nei secoli sviluppato una importante industria tessile, del lino e della lana, con una notevole quantità di mulini ad acqua.

La battaglia degli Speroni d'Oro

La battaglia degli Speroni d’Oro

Nel Medio Evo era una delle città più importanti e ricche non solo dei Paesi Bassi, ma di tutto il nord ovest dell’Europa, paragonabile solo a Parigi. Dominata per un certo periodo da Filippo il Bello, i fiamminghi si ribellarono ed è rimasta famosa la Battaglia degli Speroni d’Oro del 1302, così detta perché i fiamminghi erano armati di sole picche (speroni) e sconfissero i francesi dopo averne ingabbiato la fanteria tra i due fiumi e due canali appositamente scavati. Una battaglia importante anche perché aveva cambiato il modo di combattere non più basato sulla forza prorompente della cavalleria.                                                                      Gent_Graslei

Dopo aver girato per il centro per farci un’idea dell’architettura gotica e molto caratteristica della città con i suoi tetti a scaletta, e una rapida visita alla cattedrale, al palazzo del municipio e altri monumenti, ci avviammo verso la strada per Bruges che era la nostra vera meta di quel giorno, e ci affrettammo perché una nuvolaglia nera stava cominciando a coprire tutto il cielo. Percorremmo il tratto iniziale con diversi passaggi brevi fino a una trentina di km dalla nostra meta, dove dovemmo attendere piú di mezz’ora mentre il vento cominciava a rafforzarsi. Ma ciò che maggiormente ci preoccupava era vedere le macchine che provenivano da Ostenda tutte grondanti acqua. Fu il segnale che dovevamo prendere dalla sacca le giacche a vento impermeabili, ma proprio in quel momento si fermò un camioncino che ci portò direttamente a Bruges.
Come Gand, Bruges fu una importante città nel Medio Evo: inizialmente collegata al mare tramite canali, l’attività edilizia intorno al 1000 li insabbiò rendendola città di terraferma. Una provvidenziale tempesta nel 1134 riaprì i canali e da allora con il suo attivo porto di mare divenne una prosperosa città con una fiorente industria tessile e laniera. I suoi commerci marittimi si svolsero inizialmente con la Scozia per l’importazione della lana grezza, con la Normandia per il frumento e le regioni meridionali della Francia per il vino. La prima flotta mercantile del Mediterraneo che raggiunse Bruges fu quella genovese nel 1277.
Le mura di cinta erano costituite da uno dei tanti canali della città (che i fiamminghi chiamano ‘grachten‘ in cui la ‘ch’ si pronuncia come un raschiamento di gola, mentre per i valloni il loro nome è ‘reien‘. Brugges_grachten
Per entrare in città si doveva attraversare questo canale su uno dei tanti ponti levatoi che si susseguivano per un tratto di un centinaio di metri. Quando ne attraversammo uno scorgemmo tra gli alberi un mulino a vento e, a sinistra, poco sotto, una torre con una delle porte della città medievale. Oggi comunque non si entra in città per quella porta e la torre stessa è un museo. Per entrare si attraversa un ponte, moderno.
Per prima cosa per assicurarci il pernottamento, andammo a cercare l’ostello della gioventù, che si trova fuori dal centro; lì facemmo conoscenza con alcuni simpatici spagnoli e preso alloggio, ce ne andammo a visitare i famosi monumenti per cui Bruges è famosa, a cominciare dal Manneken Pis in pieno centro. Le antiche viuzze della città sono piene di canali. La città vecchia aveva mantenuto nei secoli il suo aspetto tipicamente medievale, in quanto è una delle poche città risparmiate da incendi e guerre dei tempi recenti.
Le case portavano nella parte alta grandi affreschi con gli stemmi delle varie casate. I tetti fiamminghi, ora a scala ora a campana, oltre ai canali, già mi ricordavano l’Olanda dove ero stato l’anno precedente. In fondo alla strada che percorremmo si apriva la Grande Place, che è in realtà la piazza del mercato, con la torre civica del 1200 con il piú famoso carillon d’Europa (all’epoca di quello di Praga non si parlava perché era oltre la Cortina di Ferro). Per cercare di fotografare la torre del carillon fu un problema perché la piazza era sí grande rispetto alle strade di accesso, ma non relativamente ai palazzi che vi si affacciavano.
Il carillon suona ogni quarto d’ora e allora si mettono in moto tutte le sue 50 campane che mettono a tacere tutti quanti si trovano in zona: tutti si fermano ad ascoltare il loro suono, che può giungere cosí molto lontano. Dalla piazza si prosegue verso il centro storico piú antico pieno di bei palazzi veramente degni di essere visitati con calma.
Ci fermammo a comprare una borraccia in un negozio dove facemmo una lunga chiacchierata con i padroni che si interessavano al nostro viaggio perché avevamo detto di essere studenti. Ci fece piacere notare la buona accoglienza che le persone ci riservavano. Evidentemente il turismo di massa era ancora lontano.
Bruges_NotturnoQuella sera non potemmo resistere alla tentazione di tornare a vedere il centro cittadino illuminato e ci tornammo in compagnia dell’ormai famoso piacentino, che intanto era arrivato anche lui a Bruges, e degli spagnoli.
Anche l’ostello merita di essere ricordato perché lo considerammo fino ad allora il piú signorile e invitante tra tutti quelli incontrati: aveva camerette da otto posti, era pulito e ordinato con una grande sala comune, un atrio spazioso e, davanti, un gran bel prato; i ‘genitori’ albergatori erano molto cordiali. Fu anche piacevole avere la compagnia degli spagnoli che subito lamentarono il cuore duro dei tedeschi che sanno cantare solo canzoni militaresche, altro che la bella musica dei popoli latini.
E cosí in piacevole e gaia compagnia ci avviammo a dormire per proseguire il giorno dopo verso l’Olanda, che avrei rivisto con molto piacere dopo l’esperienza dell’anno precedente.

Leggi qui le puntate precedenti:
Prologo
CAPITOLO I
CAPITOLO II
— CAPITOLO III —
— CAPITOLO IV —

Il viaggio riprende con il CAPITOLO VI – L’Olanda