“La Bioeconomia circolare nella filiera della carta” a Ecomondo: la filiera del riciclo e della carta si racconta. Luci e ombre tra civismo e impianti disponibili.

Si è svolto a Rimini, nell’ambito di Ecomondo, il seminario “La Bioeconomia circolare nella filiera della carta” organizzato dal comitato scientifico di Ecomondo, Comieco, Assocarta, Assografici e Unirima.

Giuseppe Scarascia Mugnozza dell’Università di Viterbo ha introdotto il tema della bioeconomia circolare nella filiera cartaria e dell’importanza della qualità della raccolta differenziata, temi sui quali sono intervenuti i direttori delle associazioni coinvolte nella filiera.

Terzi in Europa

La filiera della carta produce un biomateriale che viene poi riciclato dallo stesso comparto con un tasso di circolarità del 55%*, con eccellenze nel settore imballaggi che innalzano il tasso di riciclo all’80% (nuovo obiettivo della Direttiva Comunitaria da recepire) portando il nostro Paese al terzo posto, a livello europeo, per utilizzo di carta da riciclare.

«A fronte degli oltre 5,5 milioni di tonnellate di carta realizzate con carta da riciclare – ha spiegato Massimo Medugno DG Assocarta –, ogni anno vengono anche prodotte 300 mila tonnellate di scarti di riciclo, in un rapporto di 1:17, che andrebbero recuperate mediante termovalorizzazione

Il problema è che in questo siamo ancora indietro.
Infatti come precisa Medugno «esiste un solo impianto dedicato in Umbria, mentre un secondo impianto sito in Lombardia non viene utilizzato in maniera costante. Mentre recuperare energia da tutti gli scarti significherebbe chiudere il ciclo del riciclo e ridurre l’impiego di fonti fossili(Fonte: Rapporto Ambientale Assocarta).

«Nel 2018 sono state raccolte sul territorio nazionale 3,4 milioni tonnellate di carta e cartone (oltre 56 kg/abitante), – ha affermato Carlo Montalbetti DG Comieco – con un aumento complessivo del 4% rispetto al 2017. Una raccolta distribuita in tutte e tre le macro aree con particolare evidenza al Sud e al Nord

Se ne deduce che la tutela dell’ambiente è ormai un principio cardine del senso civico dei cittadini, sempre più attenti a differenziare carta e cartone dagli altri materiali. Dietro i buoni risultati però non c’è solo l’impegno a differenziare, comunque fondamentale, ma anche un sistema di gestione efficace ed efficiente, capace di garantire a qualunque condizione il ritiro e l’avvio a riciclo degli imballaggi su tutto il territorio nazionale (Fonte: 24° Rapporto Comieco).

La filiera del riciclo

La filiera del riciclo include il consumatore e le raccolte differenziate (che in Italia sono mono materiale in linea con gli standard europei di settore), elementi fondamentali per avere carta da riciclare di buona qualità. Sui materiali raccolti lavorano le piattaforme di selezione per raggiungere gli standard previsti dalla UNI EN 643.
La carta da riciclare proveniente dalla raccolta differenziata urbana (rifiuto) grazie al Comieco, prima di arrivare in cartiera come materia prima secondaria, viene selezionata e trasformata dalle imprese aderenti ad Unirima che gestiscono circa il 90% delle oltre 6,6 milioni di tonnellate di carta riciclata comprensiva anche di pre- e post consumer.

«L’intero settore – ha spiegato Francesco Sicilia DG Unirimaconta circa 600 impianti di recupero/riciclo ai quali vengono conferite le raccolte differenziate di carta e cartone provenienti sia dai Comuni (rifiuti urbani), sia da attività commerciali, artigianali, industriali e terziarie (rifiuti speciali). Un sistema impiantistico capillare e diffuso, i 348 ricevono carta e cartone dalla raccolta differenziata dei Comuni hanno infatti una distanza media dai bacini di raccolta di 16,6 Km. Un comparto storico dell’industria “green” italiana che è fin dalla sua origine un perfetto esempio di economia circolare: dai rifiuti di carta e cartone alla materia prima secondaria destinata alle cartiere

Come case history Unirima ha presentato Trevisan Spa. Questa è un’impresa che dal 1974 si occupa di raccolta recupero e riciclo di carta e che ha costantemente investito in innovazione tecnologica, standardizzazione, internazionalizzazione, sicurezza e rispetto per l’ambiente.
In Italia, sono già pronti nuovi siti produttivi per incrementare le capacità di riciclo. Tuttavia riciclare di più significa ridurre il conferimento dei rifiuti in discarica, ma anche produrre più scarti dal processo di riciclo che richiedono un trattamento adeguato.

«Per questo, non solo è necessario incrementare la qualità della raccolta differenziata ma anche costruire impianti per trattare gli scarti dal riciclo che sono del tutto simili ai rifiuti urbani, e come tali, dovrebbero essere trattati, avviandoli in via prioritaria negli impianti regionali» sottolinea Massimo Medugno.

Impianti insufficienti

La filiera della carta si è espressa positivamente sull’emendamento, approvato in Commissione al Senato lo scorso 31 ottobre, che consente l’operatività delle autorizzazioni regionali – caso per caso – sulla base dei nuovi criteri europei.
Tuttavia, il meccanismo introdotto di controllo a campione, centralizzato a livello ministeriale per le decisioni, della conformità delle modalità operative e gestionali degli impianti di riciclo – numerosi e in genere di piccole e medie dimensioni – autorizzati dalle Regioni, rischia di essere di difficile attuazione e di scarsa efficacia, di generare incertezza sull’efficacia delle autorizzazioni rilasciate e di aggiungere complicazioni alle attività di riciclo.

E infatti, come conclude Medugno sull’End-of-Waste, «Non ci sono impianti sufficienti per la gestione dei rifiuti, anche per mancanze in materia di programmazione e i procedimenti autorizzativi sono, ormai, una variabile a parte. Non siamo nelle sabbie mobili, ma immobili…»

Separazione plastica-fibra

Nonostante il quadro incerto, sono ancora le aziende che investono in innovazione e competitività a cercare soluzioni efficaci, come ad esempio DS Smith Paper Italia Spa, prima classificata nella sezione economia circolare alla 1° edizione del MIAC Innovation Award. Premio ottenuto per avere introdotto e sviluppato in azienda una tecnologia, già di per sé innovativa e complessa, con l’obiettivo di valorizzare le frazioni plastiche. Si tratta di un “Impianto separazione plastica-fibra” per la riduzione dello scarto del pulper, in funzione nella Cartiera DS Smith a Porcari (LU) da alcuni mesi, con risultati decisamente interessanti, tanto da far decidere alla cartiera di compiere gli ulteriori passi per essere da subito pronta ad intraprendere l’eventuale processo autorizzativo previsto nella normativa “end of waste”.

«Riguardo la chiusura della circolarità – ha affermato Italo Vailati Vice Direttore Assografici – gli scarti nel processo di riciclo della carta e i materiali necessari, anche plastici, per le loro funzioni di protezione degli alimenti e di funzionalità del packaging e per i quali non esiste ancora una tecnologia e/o un processo industrialmente sostenibile di recupero riciclo, devono trovare un “fine vita” utile e gestibile, non in discarica

  • * (rapporto tra materie prime e materie seconde. Ogni 100 tonnellate di carta prodotta, 55 sono realizzate con carta da riciclare)

 

In questo  VIDEO le relazioni: Sicilia (Unirima):  “Le istituzioni ci supportino, la nostra filiera rappresenta il 30% del riciclo in Italia“. Montalbetti (Comieco): “Presto in funzione tre nuove unità produttive nel Paese