La nostra analisi mensile sulla congiuntura, focalizzata su carta, costi e prezzi per l’industria grafica ed editoriale, sulla base degli indici di Vittorio E. Malvezzi per CCIAA.
Energia, fiducia e domanda: dove va la filiera carta-grafica-editoria?
L’analisi degli indici Malvezzi per CCIAA evidenzia un quadro internazionale meno fragile di quanto si temesse a fine 2025, ma ancora attraversato da profonde asimmetrie tra finanza ed economia reale.
Per la filiera carta-grafica-editoria, energivora, ciclica e fortemente esposta ai consumi, il punto chiave resta uno: energia cara + domanda debole = margini compressi.
Il quadro internazionale: USA vs UE
Negli Stati Uniti il ciclo continua a sorprendere [a monte del terremoto della Corte Suprema sui dazi ‒ ndr]. La crescita del PIL nel terzo trimestre è stata robusta (+4,3% su base annua), l’inflazione è rientrata intorno al 2,7% e gli indici PMI restano sopra 50 (Composite 52,8). Il sistema, pur con squilibri strutturali (deficit cronico della bilancia dei pagamenti), mostra capacità di adattamento.
Diverso il caso europeo.
In Germania l’indice ZEW risale (56 a gennaio), segnale di aspettative migliori; l’IFO resta fermo (87,6), senza slancio; il PMI manifatturiero rimane sotto 50, con capacità produttiva in calo.
La sensazione è di una finanza che anticipa un miglioramento e di un’industria che fatica ancora a vederlo nei fondamentali.
Nel frattempo, secondo Prometeia, il 2026 sarà un anno di decelerazione globale, con rischi legati alla politica commerciale statunitense e alle tensioni geopolitiche.
Italia: inflazione sotto controllo, produttività debole
In Italia l’inflazione media 2025 si attesta all’1,5%, con un ritorno di pressione sui beni energetici regolamentati (+16,2%). L’inflazione di fondo si ferma all’1,9%.
Il problema non è tanto il livello dei prezzi quanto la produttività del lavoro (-2,5% dal 2019); una crescita trainata più dai servizi che dalla manifattura; un PMI manifatturiero ancora sotto 50.
La disoccupazione è relativamente contenuta (5,7%), ma con elevati livelli di inattività, soprattutto femminile. Un equilibrio “statistico” che non equivale a dinamismo industriale.
Per la carta questo significa: domanda stabile ma non espansiva, pressione competitiva e scarsa possibilità di trasferire aumenti di costo a valle.

Energia: il vero nodo per la carta
Il comunicato di Assocarta sul DL Bollette esprime soddisfazione per interventi sul differenziale PSV/TTF; valorizzazione del biometano; continuità alle fonti rinnovabili programmabili e attenzione alla cogenerazione (10% dei consumi industriali).
Tuttavia, il punto resta strutturale: l’industria italiana continua a pagare il gas tra i più cari al mondo. Finché questa asimmetria persiste, ogni misura tampone rischia di avere effetti limitati.
Per le cartiere rileviamo quindi un costo energia ancora variabile critica; una difficoltà di pianificazione su contratti a lungo termine; margini legati più alla gestione finanziaria e agli spread che alla pura efficienza industriale. In un contesto di PMI sotto 50, la priorità non è espandere capacità, ma difendere marginalità e cash flow.
Domanda di stampa ed editoria
La filiera carta-grafica-editoria vale circa 27 miliardi di euro (1,2% del PIL). La mancata proroga del credito d’imposta sulla carta per quotidiani e periodici – come segnalato dalla Federazione – apre un tema delicato.
Secondo Federazione Carta e Grafica, il credito d’imposta non è solo misura economica, ma politica culturale.
Il presidente Andrea D’Amato sottolinea il ruolo della stampa su carta come presidio di qualità e pluralismo.
Dal punto di vista industriale, però, occorre realismo.
Realismo che si basa su alcune considerazioni: i consumi di beni durevoli sono in calo (-2,4%); la lettura digitale modifica strutturalmente i modelli di business; la domanda di carta grafica resta ciclica e sensibile al reddito disponibile.
In caso di rallentamento economico, la carta grafica è tra i comparti che risentono per primi del taglio dei budget pubblicitari e delle tirature.
Prezzi della carta: quali scenari?
Con costi energetici elevati, pressioni sui costi in attenuazione secondo i PMI, domanda non brillante, lo scenario più probabile è di prezzi stabili o leggermente sotto pressione nel breve periodo, salvo shock energetici o geopolitici. Il rischio principale non è oggi inflattivo, ma di compressione dei margini.
Se il pattern tecnico di recupero del PMI manifatturiero (formazione di “testa e spalle inverso”) trovasse conferma nei prossimi mesi, potremmo assistere nel secondo semestre a una lieve ripresa degli ordini, una maggiore capacità di tenuta dei prezzi e riassorbimento delle scorte. Ma per ora siamo ancora in fase di transizione.

Geopolitica e commercio
La situazione geopolitica è una variabile da non sottovalutare. Il record di surplus commerciale cinese (1.189 trilioni USD) e lo spostamento dei flussi verso UE e Sud-Est asiatico indicano una ridefinizione delle catene del valore.
Se le tensioni commerciali dovessero riacutizzarsi la carta da imballaggio potrebbe beneficiarne indirettamente (riorganizzazione logistica); la carta grafica resterebbe più esposta alla debolezza dei consumi interni europei.


In sintesi
Per l’industria grafica ed editoriale il 2026 si apre con tre parole chiave:
Energia : finché il differenziale gas resta elevato, la competitività è condizionata.
Domanda : non crolla, ma non accelera.
Margini : da difendere più che da espandere.
Il sentiment finanziario è migliorato, ma l’economia reale – specie manifatturiera – non ha ancora girato la chiave. In pratica, prudenza operativa.
Per la filiera carta-grafica-editoria la strategia resta quella della selettività. Quindi attenzione ai costi energetici e contrattuali, prudenza negli stock, flessibilità commerciale. In attesa che il ciclo, davvero, cambi passo.
Tutti i diagrammi sono tratti dalla relazione di Vittorio E. Malvezzi per CCIA.
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