I tre cardini dell’imballaggio flessibile emersi dal Congresso d’autunno di Giflex 2025: innovazione, fiducia e visione di filiera.
Un settore “minimalista per natura”, ma tutt’altro che marginale: laboratorio di sostenibilità, creatività e dialogo con i consumatori, sempre più consapevoli del valore – e dei valori – racchiusi in ogni confezione. Questo è quanto emerge dal Congresso d’autunno di Giflex che ha portato a Roma il confronto tra industria, istituzioni, accademia e design sul futuro dell’imballaggio flessibile.
Dall’intelligenza artificiale alla geopolitica, dal design alla normativa europea: una mappa lucida e appassionata del futuro dell’imballaggio flessibile. Tema guida: “Minimalista per natura”, ma sempre più centrale nella costruzione di fiducia collettiva tra industria, istituzioni e consumatori.
Made in Italy e fiducia collettiva
Dopo il saluto istituzionale del Sottosegretario Massimo Bitonci (MIMIT) e del presidente di Assografici Carlo Montedoro, il presidente Alberto Palaveri ha aperto i lavori ricordando la forza economica del settore: oltre 4,3 miliardi di euro di fatturato e una solidità patrimoniale superiore al 43% del capitale investito.
Ma la sfida, ha sottolineato, non è solo numerica: «L’imballaggio flessibile deve uscire dalla sua nicchia specialistica per diventare linguaggio di fiducia collettiva».
Aziende “minimaliste” e intelligenti
La prima sessione, guidata da Jacopo Perfetti, docente SDA Bocconi e cofondatore di PromptDesign.it, ha mostrato come “l’IA possa rendere più snelli e produttivi i processi aziendali”. Un mindset “minimalista”, ha spiegato, che non significa ridurre, ma semplificare con intelligenza.
Il packaging racconta, ascolta e connette
Nella sessione dedicata a “I nostri clienti e il valore del packaging”, Esselunga, GS1 Italy e Ipack-Ima hanno raccontato esperienze concrete di sostenibilità, dati e innovazione.
Il ricercatore Erik Ciravegna (Università di Bologna) ha introdotto una visione più ampia: il packaging come interfaccia responsabile tra marca, filiera e consumatore, capace di comunicare valori e comportamenti. «Il packaging flessibile è già smart per natura ‒ ha osservato Ciravegna ‒ perché unisce efficienza, adattabilità e relazione».
Packaging tra geopolitica e impresa
Uno sguardo inedito, quello offerto dalla terza sessione, su “La crisi dei modelli globali e di convivenza geopolitica”.
L’economista Marco Leonardi (Università di Milano) ha analizzato la ricerca di autonomia industriale europea; l’avvocato Diego Corrado ha raccontato il ritorno del Brasile di Lula sulla scena mondiale; il politologo Gabriele Natalizia (Sapienza) ha delineato il nuovo corso americano sotto la seconda presidenza Trump.
Una panoramica che ha messo in luce come la filiera del packaging non possa prescindere dal contesto geopolitico in cui opera.
Minimalismo, tra design e storytelling
Creatività e strategia sono state protagoniste della quarta sessione, moderata da Neni Rossini (Giflex).
Il designer Valerio Cometti (V12 Design) ha mostrato come il design possa diventare motore di sostenibilità e business, mentre Sossio Morra (Marketing Espresso) ha ribadito che «il packaging parla prima ancora che il prodotto venga aperto».
Infine, il pubblicitario Matteo Leonti (Robilant) ha invitato le imprese a riscoprire la unicità autentica delle marche, come riflesso delle persone che le creano.
Le regole del gioco
La quinta sessione, coordinata dal segretario Italo Vailati, ha affrontato il tema caldo del PPWR con Francesca Siciliano Stevens (EUROPEN).
La tavola rotonda “Cosa chiede la filiera alla politica?” ha visto il confronto tra Massimo Centonze (Unionplast), Marco Calcagni (Acimga), Roberto Tatò (MIMIT) e lo stesso Palaveri, segno di una filiera coesa e propositiva nel dialogo con le istituzioni.
“Esportiamo valore, non solo prodotti”
A chiudere i lavori, Andrea D’Amato, presidente della Federazione Carta e Grafica, ha ricordato che la forza della filiera sta nel suo approccio sistemico: «Non esportiamo solo prodotti, ma un modello di generazione di valore fondato su competenza, innovazione e circolarità».


GIFLEX ‒ che raggruppa i produttori di imballaggi flessibili destinati al confezionamento di prodotti alimentari, farmaceutici, chimici e ad altre applicazioni industriali ‒ rappresenta 44 aziende produttrici di imballaggi flessibili e 64 soci simpatizzanti.
L’industria del flessibile registra un’occupazione in Italia di oltre 12.000 addetti, una produzione intorno alle 450.000 tonnellate e un fatturato che supera i 4,3 miliardi di euro. Le aziende trasformatrici associate a Giflex rappresentano circa l’80% del settore in Italia sia in volume che in fatturato.
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