Il cambiamento del mondo del lavoro ha subìto una drastica accelerazione a causa della pandemia, e in nessun tipo di rapporto si sono verificate tante modifiche quante quelle che si manifestano oggi tra datore di lavoro/management e collaboratori. Le aziende che non si adeguano a questa nuova realtà, e non danno seguito alle istanze dei loro dipendenti, lo fanno a loro rischio e pericolo.

“Il passato non potrà tornare uguale mai
forse meglio,
perché no,
tu che ne sai.”
Gianni Morandi                                             

Il tormentone del cosiddetto ‘dopo-pandemia’ dura ormai da oltre due anni con i vari ‘andrà tutto bene‘, ‘saremo migliori‘, ‘saremo peggiori‘, quando torneremo alla ‘normalità‘, e via discorrendo.
Tanto per cominciare c’è da chiedersi cosa sia la ‘normalità‘, così come non possiamo parlare di ‘stabilità‘, altro termine molto in voga, e abusato. Questo perché mai il mondo – inteso come umanità – ha subito un’evoluzione (o involuzione) così rapida e continua come oggi.

Ciò premesso vorremmo puntare il dito su due realtà importanti, ben correlate al settore dell’industria grafica nel suo complesso.

Da un lato stiamo assistendo a una selezione naturale tra le aziende, forse come o più di quando accadde intorno al 2010-2011. Sparisce chi non si aggiorna. In tutti i sensi: tecnologico, ambientale e organizzativo.

Apprendiamo invece, apparentemente in controtendenza con le preoccupazioni per la carenza di materie prime e gli aumenti dei prezzi, che alcune grandi imprese grafiche stanno investendo in tecnologie avanzate. E questo è certamente un buon segno perché sarebbe un passaggio dal tradizionale provincialismo del comparto all’internazionalismo che l’industria italiana merita.

Un altro aspetto su cui vogliamo puntare il dito, riguarda invece le aziende al loro interno, l’aspetto organizzativo dei tre investimenti citati sopra.
Quanti sono i titolari e manager – parliamo soprattutto non di piccole aziende famigliari o quasi – che si rendono conto che oggi il rapporto con i collaboratori è completamente e necessariamente cambiato?

Il cambiamento del mondo del lavoro ha subìto una drastica accelerazione a causa della pandemia, e in nessun tipo di rapporto si sono verificate tante modifiche quante quelle occorse tra datore di lavoro/management e collaboratori.
Citiamo in proposito quanto afferma il Presidente di Blackrock Larry Fink la più grande azienda di investimenti del mondo, in una lettera ai CEO delle aziende da lui controllate: “Le società che non si adeguano a questa nuova realtà, e non danno seguito alle istanze dei loro dipendenti, lo fanno a loro rischio e pericolo”.

Sottolineiamo: a loro rischio e pericolo. I titolari e manager si trovano davanti a un cambiamento radicale: era ‘normale‘ che i dipendenti fossero presenti in ufficio cinque giorni alla settimana, anche se poi in alcuni casi bighellonavano, ma erano presenti. Non si parlava di welfare, il turnover era elevato, con relativo costo aggiuntivo alle aziende. Ma quel mondo non esiste più. Oggi occorre ripensare completamente questo rapporto. Quanti lo sanno? E sanno come affrontare una situazione che non era prevista? Sempre più il tipico “abbiamo sempre fatto così” non ha più senso ed è estremamente pericoloso. Tutto è cambiato e continua a cambiare in maniera così rapida e persino imprevedibile, che risulta molto complicato e difficile orientarsi.
Purtroppo è un compito in più che si aggiunge ai già tanti che occorre saper eseguire bene, per la conduzione di un’azienda che abbia successo. Ma per fortuna conosciamo diverse aziende che già hanno intrapreso con successo questa strada, e ne hanno tratto benefici in termini di mercato.

Su questo tema stiamo preparando, in collaborazione con una Associazione culturale del nostro settore, e con persone esperte, un incontro streaming di analisi e discussione. Vi terremo informati.