L’analisi che segue si basa sugli indici analitici della CCIAA di Milano (a cura di V. E. Malvezzi) e sul più recente Rapporto ISTAT sulla fiducia nelle istituzioni.

Il quadro che emerge, a fine ottobre, è quello di un’economia italiana dai segnali contrastanti: l’inflazione rimane contenuta su base annua, ma le pressioni si distribuiscono in modo diseguale tra i vari settori. La produzione industriale segna una flessione a fine estate e gli indicatori di fiducia – tanto dei consumatori quanto delle imprese – restano deboli, ma sostanzialmente stabili.

Per la filiera carta-cartone e stampa, tuttavia, la situazione appare più tesa: il costo dell’energia continua a pesare, la domanda manifatturiera rallenta e i rischi legati alla logistica e all’export mettono sotto pressione la redditività e la capacità produttiva degli impianti.

Inflazione, produzione e domanda

A settembre 2025 l’indice dei prezzi al consumo è rimasto sostanzialmente stabile sul mese precedente, con una crescita tendenziale moderata (+1,6%) e un’inflazione di fondo in lieve attenuazione (+2,0% da +2,1%).
Si registrano però movimenti diversi tra le varie componenti: i prezzi energetici tornano a salire su base annua, mentre quelli alimentari rallentano, in particolare per i prodotti non lavorati. Ne deriva un quadro dei costi ancora instabile, che continua a incidere su trasporti e materie prime.

Sul fronte produttivo, la frenata è più evidente. Nonostante la stagionalità estiva, la produzione industriale ad agosto è scesa del 2,4% rispetto a luglio, riportandosi su livelli simili a quelli della prima metà del 2020. È un segnale che riflette non solo la pausa estiva, ma anche un indebolimento della domanda industriale.
Anche il PMI manifatturiero è sceso sotto la soglia di espansione in alcune rilevazioni, a conferma di un contesto operativo più difficile.

L’export mostra un calo tendenziale e volumi più deboli, mentre le importazioni risultano variabili per valore e quantità. Le catene di approvvigionamento, già fragili, tornano così a risentire delle fluttuazioni del commercio internazionale.

Fiducia e contesto sociale

L’indagine ISTAT sulla fiducia nelle istituzioni fotografa un Paese che si fida soprattutto dei corpi di servizio pubblico – Vigili del fuoco e forze dell’ordine in testa – e molto meno delle istituzioni politiche e dei partiti.
La fiducia è tendenzialmente più alta al Nord, dove le amministrazioni locali mantengono un rapporto più diretto con cittadini e imprese.

Per il nostro comparto, questo aspetto non è secondario: significa che le politiche locali possono fare la differenza, con interventi rapidi su incentivi energetici, semplificazioni o autorizzazioni. Ma il clima di incertezza generale induce ancora prudenza negli investimenti e frena, almeno in parte, la domanda interna.

Focus su carta, cartone ondulato e stampa

Il nodo cruciale resta l’energia. Secondo le note di settore, i costi energetici sono aumentati fino al +50% rispetto ai valori medi, mettendo in difficoltà numerosi impianti di produzione di carta. Il presidente di Assocarta ha avvertito che, senza misure urgenti, alcuni stabilimenti potrebbero doversi fermare.
Un rischio che avrebbe ripercussioni immediate su tutta la filiera, con perdita di capacità produttiva, minore offerta nazionale e inevitabile pressione sui prezzi.

Sul fronte della domanda, la frenata manifatturiera e le incertezze dei mercati esteri pesano sugli ordini B2B per imballaggi e stampa commerciale, già ridotti da una lunga contrazione della pubblicità stampata.
Non mancano però segnali di tenuta: il PMI composito flash di ottobre indica una moderata espansione nella domanda di servizi e nuovi ordini con piccoli spiragli positivi, ma ancora limitati a pochi comparti.

Stampa e packaging: gli impatti concreti

Possiamo riassumere in quattro punti principali gli effetti della congiuntura sulle aziende del comparto:

  1. Margini compressi: l’aumento dei costi energetici e la volatilità delle materie prime (carta, inchiostri) erodono i margini. Attenzione ai contratti a prezzo fisso con i clienti.
  2. Gestione della capacità: il rischio di fermi impianto impone una pianificazione più accurata di manutenzioni e consumi energetici per turno.
  3. Catena fornitori sotto pressione: se i produttori di cartone riducono la produzione, si rischiano strozzature. Meglio programmare scorte minime e diversificare le fonti.
  4. Domanda selettiva: cresce il packaging per logistica ed e-commerce, mentre continua la riduzione della stampa commerciale tradizionale. Serve ripensare il portafoglio prodotti.

Raccomandazioni operative

Rinegoziare i contratti energetici e valutare acquisti aggregati tramite consorzi o associazioni di categoria per ridurre i costi.

Effettuare stress-test produttivi per individuare linee critiche, scorte minime di sicurezza e piani alternativi di fornitura.

Investire in efficienza energetica, dalla cogenerazione al recupero del calore, fino all’ottimizzazione dei turni. Gli incentivi locali, dove la collaborazione istituzionale è più solida, possono rappresentare un aiuto concreto.

Riposizionarsi su segmenti resilienti come imballaggi per logistica, alimentare e prodotti a più alto valore aggiunto.

Stampa & Packaging: congiuntura ottobre 2025
Stampa & Packaging: congiuntura ottobre 2025

Dati chiave

Inflazione (settembre 2025)
+1,6% su base annua
Inflazione di fondo: +2,0% (da +2,1%)
Energetici in ripresa, alimentari in rallentamento

Produzione industriale (agosto 2025)
-2,4% su luglio
Livelli produttivi tornati ai valori della prima metà 2020

PMI manifatturiero
Sotto la soglia 50 in agosto → peggioramento delle condizioni operative

Export e import
Export in flessione tendenziale
Import variabile per valore e volume → catene di fornitura sotto stress

Costi energetici
+50% rispetto ai valori medi: rischio fermo impianti per la filiera carta-cartone

Fiducia nelle istituzioni (ISTAT 2024)
Alta per Vigili del fuoco e forze dell’ordine
Bassa per partiti e istituzioni politiche
Fiducia più elevata al Nord → maggior efficacia delle politiche locali

In sintesi

Il quadro congiunturale a fine ottobre 2025 è caratterizzato da rischi concentrati (costi energetici elevati e calo produzione industriale) ma non da una contrazione generalizzata della domanda.

Le aziende più resilienti saranno quelle che agiranno rapidamente su efficienza energetica, gestione scorte e riposizionamento commerciale.
Il ruolo delle istituzioni locali e degli strumenti di supporto diventerà cruciale per sostenere la capacità produttiva della filiera carta-stampa nel breve termine.