Con questa intervista cerchiamo di chiarire concetti fondamentali della stampa inkjet che apre nuovi mercati in diversi campi dell’industria, oltre la grafica.

La stampa digitale da anni non è più una prerogativa della grafica, del grande formato e della comunicazione visiva. Si è affermata, forse anche più che nella grafica, in settori quali la ceramica, il legno, il vetro e l’industria tessile. A quest’ultima  ITMA, che si può definire la Drupa del tessile e che si tiene ogni 4 anni in città diverse (quest’anno a Milano 12-19 novembre) dedica più di un padiglione con moltissime novità. Eppure, pur essendo una tecnologia acquisita e avanzata per produttività e qualità, la stampa digitale a getto d’inchiostro copre ancora percentuali inferiore il 10% nel mercato della stampa grafica e del 2% in quella dei tessuti.
La stampa digitale a getto d’inchiostro è dunque un settore decisamente in crescita per tecnologie e per applicazioni.

Vediamo allora di approfondire il tema e di capire quali sono le prospettive in diversi settori della stampa industriale, sentendo il parere di una persona di notevole esperienza nella progettazione di macchine per la stampa a getto d’inchiostro. Sergio Ferrari, titolare di JetSet Industrial, vanta infatti una profonda conoscenza del settore, avendo maturato la sua conoscenza nella produzione di soluzioni, per lo più fino a oggi in OEM, per la stampa a getto d’inchiostro per ogni tipo di supporto, dalla ceramica al legno, dalla plastica a legno.

Scan o single-pass?

Innanzi tutto prendiamo in considerazione le due tecniche oggi in commercio: il sistema ‘scan’ e il single-pass. Se pure ci sono due scuole di pensiero che possono far preferire un sistema all’altro, un fatto è certo: il sistema scan, cioè a teste di stampa mobili con il supporto di stampa fisso e che avanza passo a passo, è la tecnologia più frequente, utilizzata ad esempio nei plotter e soprattutto caratterizzata da volumi di stampa non elevati. È quindi la tecnologia preferita da stampatori di tessuti piccoli e medi, o grandi per l’esecuzione di campionature.
La tecnica single-pass, al contrario, ha le teste di stampa fisse mentre supporto scorre su un tappeto da bobina a bobina. Questa tecnica permette una produttività elevata con una qualità di stampa comunque alta.
Sono in produzione oggi alcune macchine single-pass di alto livello soprattutto di produzione italiana o giapponese.
Si può dire quindi che oggi con il salto di qualità che la stampa digitale ha compiuto negli ultimi anni e persino negli ultimi mesi, permette in entrambi i casi di ottenere una qualità eccellente nel disegno, ma anche nella resa e nella resistenza dei colori. Questo è di fondamentale importanza nel campo dei tessuti.

Un mercato in espansione

Ferrari sostiene che, proprio a causa delle nuove tecnologie disponibili, stanno emergendo nuove realtà nel mercato tessile, che comincia a interessare anche aziende che provengono da altre attività di stampa. Questo potrebbe essere un segnale di allarme per gli stampatori tessili ancorati alle tecniche tradizionali, anche se le nuove installazioni sono ormai tutte digitali.
Ci viene spontaneo un confronto con la disputa tra stampa offset e stampa digitale quando si presentarono sul mercato i primi sistemi a toner o a inchiostro: molti stampatori offset rifiutarono di credere a questa tecnica digitale emergente, perdendo poi commesse con l’emergere di una miriade di piccoli stampatori che coprivano il mercato delle piccole tirature in forte crescita.
Un altro esempio, ci ricorda Ferrari, è quello della ceramica: fino a 5 o 6 anni fa al Tecnoargilla le macchine da stampa digitale erano una rarità. Dopo il 2010 i sistemi tradizionali e digitali erano in parità. Oggi è raro vedere stampare la ceramica con le complesse macchine tradizionali. Lo stesso accade nel settore tessile dove ormai i grandi stampatori di tessuti sono passati quasi totalmente al digitale.

Se pure alla ITMA un intero padiglione è dedicato alla stampa digitale inkjet, il settore, ci dice Sergio Ferrari, non è ancora completamente traghettato. Questo giustifica quella che potrebbe sembrare una forte concentrazione di attori: oltre alle tre o quattro industrie italiane che producono macchine e sistemi per la stampa inkjet, e le giapponesi già da anni presenti con i plotter che stampano sia su carta sia su tessuto, si stanno affermando anche due colossi giapponesi con macchine di elevata qualità e capacità produttiva. Per non parlare di produttori dalla Turchia.

Un sistema complesso

JetSet si è presentata per la prima volta col proprio marchio a InPrint di Monaco

JetSet si è presentata per la prima volta col proprio marchio a InPrint di Monaco

Tuttavia Sergio Ferrari è molto pragmatico e mette in guardia le aziende che intendono affrontare le nuove tecnologie.
«Il problema non è tanto nella scelta della macchina che stampa – ci dice Ferrari – quanto nel sistema. Occorre affrontare il cambiamento con una visione a 360 gradi. La stampa tessile, infatti, consiste in un sistema complesso che comprende la preparazione del tessuto, la stampa, il lavaggio e il finissaggio. Per non parlare dei controlli, che richiedono una elettronica accurata e software adeguati.» Analogamente si può dire per la stampa di ceramica o vetro.
Ovviamente le grandi case costruttrici sono in grado di soddisfare le esigenze delle grandi aziende di stampa. Ne abbiamo avuto un esempio concreto visitando Miroglio Textile. Ma le numerose stamperie tessili di piccole o medie dimensioni hanno qualche difficoltà a inserire una macchina nel proprio ciclo di lavoro.
Ed è qui che, ad esempio, può intervenire JetSet.
«Fornire la macchina da stampa – ci dice Sergio Ferrari – è come fornire un ‘nuovo giocattolo’. Ma bisogna farlo funzionare secondo le reali esigenze operative dell’azienda
E aggiunge: «Anche quando collaboriamo con le grandi case costruttrici, il nostro compito è quello di esaminare tutto il processo, dalla preparazione del tessuto, fino al finissaggio dopo la stampa
Ed è qui che entra in gioco l’esperienza sul campo.
«È quindi la macchina da stampa che deve adeguarsi al processo – ci dice Ferrari – e non il contrario
«Un piccolo o medio stampatore non è infatti in grado di valutare limiti e benefici della singola macchina inserita nel proprio ciclo di lavoro e ha quindi bisogno di una consulenza personalizzata
Non ultima, la conoscenza approfondita degli inchiostri: come è noto, infatti, ogni tipo di fibra richiede un inchiostro specifico (a ITMA vengono presentati nuovi inchiostri a pigmento che dovrebbero essere adatti a ogni tipo di fibra – ndr). Inoltre, ogni casa produttrice di inchiostri ha le proprie peculiarità. JetSet collabora con tutti i produttori di inchiostri che prova e collauda nel proprio stabilimenti, con ogni tipo di supporto in modo da avere a disposizione una banca dati accurata di tutte le tipologie.
Un altro fattore importante da non trascurare, è l’attenzione sui controlli. Sia l’elettronica che guida e controlla la macchina, specialmente se è una single-pass, sia i software che controllano l’inchiostro devono essere funzionali al tipo di tessuto, alla produttività, al ciclo di lavoro dell’azienda, tutti fattori che devono essere accuratamente valutati a monte di una scelta.
Ed è quello che JetSet fa sia con i piccoli clienti, sia in collaborazione con le grandi case costruttrici.