Ridurre lo spreco alimentare e attenzione all’ambiente. Questa la chiave che ha decretato il successo dell convegno sul food packaging organizzato da Confapi Industria Piacenza e dall’Istituto Italiano Imballaggio (III).

A Piacenza i numerosi esperti del settore chiamati per “Food packaging: riduzione dello spreco alimentare e dell’impatto ambientale” la tavola rotonda organizzata da Confapi Industria Piacenza e Istituto Italiano Imballaggio, per evidenziare come di packaging non si parli abbastanza : lo ha evidenziato il direttore dell’I.I.I. Marco Sachet nel primo focus della giornata dedicato all’Etica del Packaging.
«Tutti siamo dei fruitori di cibi, eppure siamo poco consapevoli dell’importanza della confezione nel settore alimentare – ha spiegato Sachet – e pensiamo ai packaging che conosciamo: non riportano informazioni sul confezionamento, ma solo sul prodotto. Al massimo ci sono dei simboli che portano una grande confusione, ma nulla di più. Ecco perché come Istituto abbiamo sposato la causa della ‘Carta etica del packaging’ ideata da Stefano Lavorini, che parla di un confezionamento responsabile, equilibrato, sicuro, contemporaneo, informativo, sostenibile, educativo, lungimirante, accessibile e trasparente
A sposarla è stata anche Boxmarche di Corinaldo, che ha realizzato una apposita “food box” per evitare gli sprechi e che fra l’altro ha un suo “emulo” sostenuto da Iren anche a Piacenza come ha ricordato Miriam Bisagni di PiaceCiboSano: «Abbiamo aderito alla Carta etica perché la ritenevamo in sintonia con la nostra cultura aziendale – ha spiegato l’AD di Boxmarche Tonino Dominici – pensiamo che per fare dei prodotti buoni, responsabili e sostenibili ci vogliano delle persone etiche. Ci teniamo alla sostenibilità che abbiniamo alla responsabilità di fare un prodotto di qualità al giusto costo
Da parte sua Stefano Lavorini ha spiegato che la ‘Carta Etica‘ nasce dall’esperienza che lui stesso ha acquisito nel settore: «Molto spesso – ha detto Lavorini – c’è una scarsa attenzione da parte del cittadino e del consumatore verso il packaging che si trasforma in consapevolezza quando accadono dei piccoli contrattempi come la difficoltà ad aprire una bottiglia d’acqua se non con un attrezzo.»

Pubblico numeroso e attento al Convegno sul Food Packaging a Confapi Industria di Piacenza

Spreco alimentare: 8 mrd €

Di fatto la scarsa conoscenza riguarda non solo il packaging, ma anche il fenomeno dello spreco: «Parlando di spreco, nel mondo buttiamo un miliardo e trecento milioni di tonnellate di cibo all’anno – ha spiegato Franco Fassio dell’Università degli Studi di scienze gastronomiche di Pollenzo, – in Italia ne buttiamo venti milioni di tonnellate di cui buona parte è rappresentata dall’ortofrutta: il 40% di questi prodotti va sprecato nella fase di distribuzione e solo a casa ogni settimana lo spreco ci costa oltre sei euro. Il 47 per cento di questi scarti è imputabile ai comportamenti che teniamo in casa e il 60 per cento sarebbe evitabile
La lotta allo spreco alimentare è stata il secondo focus affrontato dal convegno con Luca Falasconi dell’Università di Bologna, il giornalista Luca Maria De Nardo, il direttore Sachet e Giada Gaetano di Reggiana Gourmet srl.
«In Italia il costo dello spreco è di circa otto miliardi di euro – ha chiarito Falasconi, – solo il 16% dei consumatori è a conoscenza del ruolo che il packaging ha nell’allungare la vita degli alimenti, anche se alla fine il problema è sempre uno: lo spreco è legato al fatto che si comprano delle confezioni troppo grandi. Alla luce di questo siamo proprio convinti che la grande distribuzione abbia veramente voglia di insegnarci a non sprecare?»
Forse servirebbe una sorta di pubblicità progresso, come sostiene De Nardo, perché gli italiani non si rendono conto di quante confezioni aprano ogni giorno per il semplice motivo che il packaging è un manufatto recente e non è spiegato a fondo, in senso moderno si è sviluppato per venire incontro alle esigenze della grande distribuzione.
Eppure è proprio la grande distribuzione a porre dei limiti di accessibilità al prodotto ben più stringenti di quelli che effettivamente potrebbero essere: la conferma è arrivata da Gaetano che ha evidenziato «la necessità per la nostra azienda di lavorare nell’ottica del packaging saving e di puntare su un confezionamento basato soprattutto su dei requisiti di resistenza.»
L’ultimo focus del convegno è stato su Ambiente e sicurezza con Alberto Palaveri, vicepresidente e coordinatore Comitato Sostenibilità Giflex, e Maurizio Bonuomo, Technical Development Manager – Global Packaging Team, Barilla e coordinatore della Commissione Food Packaging dell’Istituto Italiano Imballaggio.
Il primo ha tracciato il profilo di un gruppo che conta 85 aziende associate e che ha scommesso sull’imballaggio flessibile vincendo: partendo dalle materie prime per arrivare fino alla distribuzione, Palaveri ha dimostrato come packaging e sostenibilità rappresentino un connubio possibile.
Bonuomo si è invece focalizzato sulla sicurezza che, dice, diamo per scontata, ma non è così. «L’interazione fra imballaggio e alimento è una scienza che ha al massimo 30 anni. Oggi sembra che tutto si possa risolvere con il Sistema Qualità, ma sinceramente io non la penso così: per far qualcosa è necessario considerare la Sicurezza alimentare come una priorità, ma per tutti
Al termine del convegno è spettato alla consigliera di Confapi Industria Piacenza Anna Paola Cavanna annunciare la terza edizione: «Sarà quella che concluderà idealmente il ciclo di approfondimento sul packaging  e affronterà la questione delle ultime fasi dell’imballaggio