Dopo l’articolo introduttivo pubblicato il 13 marzo scorso, Helmut Mathes affronta ora in due puntate questo problema irrisolto e che forse non verrà mai al termine: ma cosa inventò realmente Gutenberg?
di Helmut Mathes
Per tanti ricercatori di Gutenberg il Prof. Bruno Fabbiani, da quando ha dimostrato che Gutenberg ha stampato la Bibbia delle 42 righe con lastre pre-incise e non con lettere singole composte a mano, è diventato un incubo. Perché i risultati delle sue ricerche costringono a riscrivere la storia della stampa. Fabbiani aveva iniziato con controlli degi incunabili più antichi per stabilire definitivamente quando i caratteri mobili furono usati realmente per la stampa tipografica.
Contrariamente a quanto si crede comunemente, infatti, Gutenberg non utilizzò i caratteri mobili composti a mano per stampare la sua famosa Bibbia. In realtà, adottò una tecnica basata su lastre fuse ottenute da matrici in cui i segni tipografici venivano impressi con punzoni. Questo per due motivi principali: da un lato, all’inizio della sua attività, non conosceva ancora il sistema dei caratteri mobili; dall’altro, l’uso dei caratteri mobili sarebbe stato troppo costoso considerando le alte tirature e il numero elevato di pagine delle ristampe.
Un libro scomparso
Il professor Bruno Fabbiani, docente presso la Facoltà Tecnica della Stampa del Politecnico di Torino, comprese presto quanto sarebbe stato difficile mettere in discussione cinque secoli di opinioni consolidate sull’invenzione di Gutenberg. Decise così di scrivere un libro intitolato “La genesi della stampa del libro in Occidente“, in cui intendeva presentare dettagliatamente tutte le sue ricerche sull’invenzione di Gutenberg e l’inizio dell’era della stampa. Purtroppo, Fabbiani morì alla fine del 2022, prima di riuscire a pubblicare il libro, che era praticamente terminato. Dopo la sua morte, tutto il suo vasto archivio di documenti, libri e materiali di studio, che occupava due piani della sua abitazione a Torino, fu acquisito – e salvato – da Tipoteca, il Museo della Stampa di Cornuda (Treviso). Tuttavia, il manoscritto del libro sembra essere scomparso senza lasciare traccia.
Articoli pericolosi
Dopo il congresso del 2004 “Processo a Gutenberg” presso ARMUS – Museo della Stampa di Genova, scrissi due articoli sulla stampa della Bibbia, uno su Gutenberg e l’altro su Mendelin. Tuttavia, dopo la reazione negativa e ostile del Museo Gutenberg di Magonza, Fabbiani mi chiese di non inviare altri articoli alle riviste specializzate e di attendere l’uscita del suo libro, che avrebbe trattato in parte gli stessi argomenti. Inoltre, sperava che la rivista Deutsche Drucker organizzasse una tavola rotonda internazionale per stabilire una volta per tutte cosa avesse realmente inventato Gutenberg per la stampa della Bibbia, evitando così una sterile disputa di articoli in stile “ping-pong”. Fabbiani sapeva anche che, dal 2002, il Museo di Gutenberg cercava documenti e prove per confutare le sue tesi presso università, fonderie di caratteri e istituti di ricerca in tutto il mondo, ma senza successo.
Le impronte tipografiche
In sintesi, riporto qui i contenuti di tre articoli scritti ma mai pubblicati, che contengono argomenti fondamentali a sostegno della tesi di Fabbiani. Egli iniziò le sue ricerche analizzando il supporto cartaceo, poiché nella stampa tipografica i caratteri mobili lasciano un’impronta fisica sulla superficie della carta. Se le lettere avessero altezze diverse, dovute a un consumo non uniforme, si sarebbero notate differenze di profondità nell’impronta. Tuttavia, nelle pagine della Bibbia di Gutenberg tutte le impressioni sono uniformi, suggerendo l’uso di una lastra completa e non di singoli caratteri mobili. Per verificare la sua ipotesi, Fabbiani acquistò una pagina originale della Bibbia e la sottopose a una serie di analisi scientifiche, tra cui la microscopia elettronica e la microscopia laser a interferenza olografica. I risultati mostrarono una penetrazione uniforme delle lettere sulla carta, tra i 30 e i 60 micron, confermando l’uso di una lastra unica per la stampa.
Inoltre, Fabbiani evidenziò come il torchio dimostrativo del Museo Gutenberg non avrebbe potuto garantire la precisione micrometrica della pressione necessaria per ottenere risultati così uniformi. Curiosamente, il Museo stesso mostrava la stampa su quel torchio utilizzando cliché moderni, piuttosto che i presunti caratteri mobili.
Infine, Fabbiani analizzò la rappresentazione più antica di Gutenberg, che lo ritrae con una matrice metallografica. Ingrandendo l’immagine, si nota chiaramente un blocco rotondo con lettere incise in profondità, come in una matrice metallografica, e non caratteri mobili. Questo dettaglio fu sempre ignorato dai curatori del museo.
Fabbiani pubblicò molte delle sue ricerche tra il 2003 e il 2004 sulla rivista Graphicus diretta da Marco Picasso, e presentò le sue tesi in diversi convegni internazionali, tra cui all’Istituto Rizzoli per le Arti Grafiche di Milano, oltre che al “Processo a Gutenberg” di Genova e a un congresso internazionale di librai antiquari a Roma. La sua tesi non mirava a sminuire l’importanza di Gutenberg, ma a riconoscerne la genialità nell’aver utilizzato tecniche innovative come la lastra metallografica, una forma avanzata di stereotipia, e il torchio tipografico.
Purtroppo, il manoscritto completo del libro “La genesi della stampa del libro in Occidente” non è mai stato ritrovato. Fabbiani rimane una figura controversa, ma le sue ricerche hanno aperto nuove prospettive sulla storia della stampa e sul ruolo effettivo di Gutenberg.
Le ricerche di Fabbiani si erano focalizzate su esempi delle stampe prodotte da Gutenberg per stabilire quali tecniche fossero usate, controllando diverse pagine della Bibbia delle 42 righe su varie copie esistenti: 4 esemplari a Torino, altre a Strasburgo, alla Biblioteca Nazionale di Lisbona, e 2 esemplari in Vaticano. Inoltre condusse altre ricerche su esemplari di incunabuli.
Per motivi pratici Fabbiani faceva le sue ricerche soprattutto a Torino al Politecnico e presso la stamperia ILTE. I risultati di queste ricerche venivano pubblicate su Graphicus di ottobre e novembre 2003, che pubblicava anche una richiesta agli esperti nel mondo della stampa di prendere una posizione sulle tesi di Fabbiani. Il Gutenberg Museum si fece vivo solamente nel 2004 rifiutando di rispondere, ma dicendo solo che non accettava il risultato di queste ricerche senza però fornire alcuna documentazione scientifica a supporto di questa risposta. Il Gutenberg Museum si appoggiava, come del resto gli studiosi al Processo di Genova, su ipotesi e studi che erano stati fatti nella prima metà del XIX secolo, quando le tecnologie non offrivano metodi precisi di analisi.
Il Prof. Fabbiani si era sempre reso disponibile a lasciare la sua pagina della Bibbia di Gutenberg a un laboratorio o un istituto di ricerca in Germania perché facessero i loro controlli per stabilire se le tesi di Fabbiani fossero obiettive oppure assurde. Ma non ricevette mai nessuna risposta.
Procedura di ricerca
Bruno Fabbiani parte dal presupposto che Gutenberg all’inizio della sua attività come stampatore non conoscesse la possibilità di poter usare lettere singole per comporre un testo. Sia per motivi tecnici, che economici.
Per produrre lettere singole occorre una matrice o stampino per fusione, fatto mai preso in considerazione dalla maggioranza dei ricercatori di Gutenberg che erano soprattutto storici, bibliofili e non tecnici. Era anche molto rischioso controbattere un’opinione consolidata e insegnata in tutte le scuole. In più, le ricerche e le sperimentazioni di Fabbiani sono molto costose in denaro e tempo. Si aggiunga che solamente negli ultimi decenni le apparecchiature necessarie per queste prove di controllo si sono rese disponibili.
Falsi storici
In occasione dei 500 anni della stampa di Gutenberg (1440/1940) la rivista “Gebrauchsgraphik” pubblicava a Berlino una Monografia. Sulla copertina della rivista si vedeva un’incisione in rame del “Proto-Tipografo” Gutenberg che controlla un dispositivo per la fusione di lettere singole. La pubblicazione coincideva con l’inizio della Secondo Guerra Mondiale e tanti studiosi di Gutenberg arricchirono la documentazione del Gutenberg Museum di Magonza con articoli per celebrare questo giubileo. Una delle più importanti illustrazioni era la foto di una persona, vestita in abiti medievali che doveva rappresentare Gutenberg, mentre fonde delle lettere con una matrice per fusione. [Gutenberg non avrebbe mai fuso direttamente i caratteri, processo affidato ai fonditori di caratteri. La rappresentazione è quindi anacronistica. Un vero e proprio falso costruito ad arte. D’altra parte era più che logico in quel periodo – ndr].
Dalla metallografia alla tipografia
Bruno Fabbiani iniziava le sue ricerche con i suoi colleghi e collaboratori ‒ il Prof. A. Gusmano del Politecnico di Torino, Dr. Costa e Dr. Genre ‒ della Università di Torino, il Prof. M. Carnasciali dell’Università di Genova e con esperti del Laboratorio Tecnologico della Stamperia ILTE di Torino. Scopriva così che Gutenberg aveva inventato il sistema chiamato Metallografia e un sistema di misurazione per i corpi tipografici (un tipometro).
Questa scoperta apriva un campo di ricerca completamente nuovo, ma ora bisognava trovare risposta a queste domande:
1. Quando, dove e chi usò per la prima volta una forma per la fusione di lettere singole?
2. Come si sviluppava la scrittura nel 1500?
3. Quali documenti confermano che la forma di stampa era composta con singole lettere?
Un’illustrazione del 1545 del tipografo belga Joost Lambrecht di Gent mostra l’interno di una tipografia dove nella stanza accanto un fonditore versa con un mestolo metallo liquido nell’apparecchio di fusione. Lambrecht aveva usato questa immagine come suo logo tipografico. Per far vedere meglio la forma di fusione Fabbani ha ingrandito l’immagine con la computergrafica per mostrare la leva che chiude la forma. Questa è la più vecchia immagine di una forma per fusioni di questo tipo.
Nel 1540 (un secolo dopo i primi stampati di Gutenberg) viene pubblicato a Strasburgo il libro De la Pirotechnia di Vannoccio Biringuccio di Siena, che tratta di metallurgia e fusione dei metalli, ma non specificamente di tipografia. Ma nel volume XI di questa serie abbiamo la prima descrizione della fusione di lettere per composizione a mano indicando anche le percentuali delle componenti di piombo, zinco e antimonio.
Anomalie tecniche
L’inglese Joseph Moxon pubblicava nel 1683 a Londra un articolo “Mechanic Exercises” con lettere che cadevano dalla forma di stampa, quindi 150 anni dopo la suddetta illustrazione belga del 1545. Un’analisi storica fatta direttamente sulle pagine permetteva, sulla base delle anomalie tecniche riscontrate, una retrospettiva conclusione sui profili e caratteristiche delle lettere usate nel 1500. Le lettere spesso emergevano dalle singole righe a causa dell’alta viscosità dell’inchiostro.
La composizione non aveva interlinee e le lettere cadevano sulla composizione. Durante la stampa, queste lettere venivano impresse di più sulla carta perché erano più alte delle lettere sulle quali erano cadute. In diversi incunabuli questi profili di lettere si possono notare e trasmettono ancora oggi nuovi dettagli tecnici. Dai diversi stampati del 15° secolo sono soprattutto due libri noti in cui si vede l’impressione delle lettere che escono dal testo: il “Justinian Digestum vetus” stampato a Venezia 1490 (British Library London IC 21411), e il trattato in latino di John Nider “Lepre Morale” stampato nel 1468 a Colonia da Homborch. Interessante notare che queste lettere nella stampa del profilo non hanno la scanalatura (tacca) nello zoccolo.
Il fatto che escano involontariamente lettere dalla forma chiusa nel torchio non era un cosa straordinaria per il motivo che le righe di testo non sono perfettamente spaziate e le lettere si muovono in orizzontale nella larghezza della riga, il bordo della composizione non è riempito bene oppure la forma non è e stata chiusa correttamente (la forma si chiudeva con due coni). Un altro motivo è che se l’inchiostro è troppo viscoso le lettere di corpo piccolo possono essere trascinate fuori. Gli stampatori di oggi che hanno stampato sulle piano-cilindriche si ricordano di lettere rotte se l’inchiostro aveva una viscosità troppo alta e le lettere si alzavano durante l’inchiostrazione.
Com’erano le spalle?
La configurazione lettera e spalle erano per Fabbiani il problema più grande perché si vedeva unicamente con il carattere mobile se qualcosa andava male. La domanda era: quale altezza e quale inclinazione si usava nel 1500? Più o meno uguali per le lettere singole come per la lastra intera. Sui moderni caratteri mobili la spalla è da 1 a 1,5 mm più bassa e parallela all’immagine di stampa. Gli angoli dell’immagine di stampa non sono verticali sulla spalla, ma sono leggermente inclinati. Una geometria che offre vantaggi come la facile battuta del punzone nella matrice e il distacco delle lettere fuse dalla matrice, e una facile penetrazione nella carta durante la stampa.
Qui si presenta la domanda: i primi caratteri mobili avevano le stesse spalle come oggi? No, perché la forma e l’inclinazione della spalla variavano notevolmente. Interessante è che i profili delle lettere del 1468 hanno una spalla angolare sulla quale si alza a forma di piramide il carattere da stampa. L’angolo della spalla sinistra è di 43 gradi quello di destra e di 37 gradi quella di sinistra, che è una forma di spalle estremamente lunga. La diversità di una lettera con spalle verticali parallele consiste nel fatto che la verticale dà una diversa geometria dell’immagine soprattutto se ci sono lunghezze in alto o in basso come la “b” e la “q”.
Con queste considerazioni Fabbiani si pone un’altra domanda: qual era il profilo dei caratteri sulle lettere del Lepre Morale – un trattato latino del teologo domenicano Johannes Nider (circa 1380-1438) – stampato postumo nel 1468 da Conrad a Colonia? Per stabilirlo occorre di conoscere l’altezza dei caratteri e la loro grandezza. Fabbiani ha disegnato sul computer gli angoli delle lettere e ha così ottenuto un disegno di riferimento che corrispondeva al testo del 15° secolo e poteva cosi sovrapporre a questo disegno le diverse lettere nei diversi corpi. Stranamente però le lettere risultavano più piccole che nel testo stampato. Ma nella stampa tipografica c’è da tener conto della pressione tipografica o impronta del carattere [quello che oggi è il dot gain – ndr] che diventa anche anche più ‘grasso’ per il consumo.
Quando Fabbiani cominciava a controllare le pagine del “Lepre Morale” non aveva nessun esemplare originale quindi non poteva documentare con certezza la sua tesi. Ogni richiesta di poter controllare un esemplare originale rimase senza risposta [in effetti questo incunabolo è molto raro e non voine messo a disposizione degli studiosi – ndr]. La stampa delle lettere presume che i punzoni penetrassero nella matrice molto in profondità, questo guardando i caratteri e l’inizio della spalla. Per controllare la deformazione e la penetrazione nella matrice, Fabbiani aveva ricostruito queste lettere 1:1 come erano nel 1468. Questa penetrazione è quasi impossibile con matrici di rame, il che indica che si è usato un metallo più morbido – si pensa che la matrice fosse una lega piombo/antimonio e si è poi usata per la fusione una lega piombo/zinco, che fonde a 100 gradi circa, mentre la lega piombo/antimonio della matrice richiede una temperatura molto più alta e quindi non poteva esserci miscela tra matrice e caratteri e la fusione si staccava facilmente. Comunque non è da escludere che le immagini nella matrice sono stato trattate con un agente separatore (cera vegetale o animale). In ogni caso le lettere del 1468 indicavano procedure molto primitive. Nel 1490, 22 anni dopo, si usavano a Venezia lettere con le spalle parallele simili a quelle che usiamo oggi.
Queste ricerche portano alla conclusione che le lettere del periodo della nascita (1468 Colonia) avevano spalle verticali inclinate che si evolvono in spalle parallele nel 1490 a Venezia. Questa ipotesi si scontra con i risultati delle ricerche di Fabbiani nel 2003/2004 che dimostrano inconfondibilmente che lettere con le spalle parallele venivano già usate nel 1465 a Subiaco da Sweynheym e Pannartz, che avevano lavorato nella prima stamperia di Fust e Schöffer a Magonza e fuggiti in Italia nel 1462 durante il “sacco di Magonza”.

Carattere gotico usato nella Bibbia delle 42 righe
Nel prossimo articolo approfondiamo le analisi condotte deal prof Fabbiani e i suoi colleghi e collaboratori del Politecnico di Torino.

Alcuni degli strumenti usati da Fabbiani e collaboratori
Nell’immagine in testa: Bruno Fabbiani all’inizio delle sue ricrche con il Prof. A Gussmano e il Dr. Costa del Politecnico di Torino, con la pagina della Bibblia delle 42 righe. A destra la micro fotografia della carta impressa
Forse tutto questo materiale di ricerca e sperimentazione, dell’esperto prof Fabbiani sui procedimenti di stampa, bisognerebbe portarlo in TV e metterlo nelle mani di un bravo presentatore e divulgatore scientifico, come Alberto Angela.
Modificare la Storia, probabilmente, alla Germania non piace, ma avrebbe comunque un altro primato, perché nessuno contesta la genialità del signor Gutenberg.
Complimenti a Fabbiani. Grande merito.