Le aziende che non riescono a guardare avanti, non fanno innovazione e soffrono della mancanza di cultura dell’apprendimento sono destinate a soccombere.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo queste osservazioni da parte di un ‘veterano’ del mondo della stampa che ha vissuto, e condotto, in prima persona non una ma diverse crisi. Ringraziamo Mario Di Berardino per la sua lucida esposizione di cui molti dovrebbero far tesoro.
Caro Direttore,
leggendo il tuo editoriale, non ti nascondo che mi è venuto un senso di sgomento; il tempo passa, ma le argomentazioni non cambiano e pure ‘il lamento’ è sempre lo stesso: la crisi della stampa e della grafica è da imputarsi a fattori esterni!
Sei stato molto ‘delicato’ nel far riferimento a quel tuo articolo del 2015; in effetti, di questo ‘argomento’ abbiamo fatto oggetto di discussione già nel dicembre del 2011, a seguito del tuo articolo ‘La sinfonia degli addii’ e addirittura nel 2009, con il mio commento all’intervista sulla crisi finanziaria del settore dell’allora Presidente Unione Industriale Grafici e cartotecnici, Federico Cherubini.
Come vedi, nulla è cambiato! Sin da allora, i problemi del settore stampa erano imputati all’avvento delle nuove tecnologie: lo sviluppo di internet, dei social network e dei file in PDF! Vedo che ancora oggi, purtroppo, si continua a sostenere questa tesi e persino a crederci (!) certamente da parte di chi la crisi la interpreta in modo improprio.
È, però, sin troppo facile attribuire solo a questi processi e a queste tecnologie i problemi che affliggono il settore della stampa e della grafica: siamo di nuovo alla metafora di Spencer Johnson “qualcuno ha spostato il mio formaggio”, come dire che “se le cose vanno male, è colpa di qualcun altro”!
Dov’è il problema ?
Il problema più grande resta, a mio modesto avviso, l’incapacità di gestire la crisi da parte di quelle aziende che non riescono a guardare avanti, non fanno innovazione e soffrono della mancanza di cultura dell’apprendimento e dell’approfondimento: quante tra le piccole e medie aziende sono quelle che fanno formazione e informazione? E tu resti ‘colpito’ e ‘deluso’ dalla “totale assenza di stampatori, imprenditori e tecnici” al Tour dei volontari di Taga sulla ‘interpretazione’ della Drupa!
La crisi, come tu dici nel titolo dell’editoriale, deve essere motivo di opportunità, come sosteneva anche A. Einstein: “La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall’ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato”. Lo ribadiscono quelle aziende e quelle persone che ne colgono al meglio il senso e da essa traggono lo spunto per migliorarsi e andare avanti: tu sai bene, come me, che ce ne sono!
E il tuo riferimento alla citazione di quell’imprenditore, riferita a chi la crisi la subisce “Questi sono imprenditori destinati chiudere”, non è poi così ‘drastica’; ripropone, infatti, il pensiero espresso da Andrew Grove, imprenditore e ingegnere ungherese: “Le cattive aziende vengono distrutte dalla crisi, quelle buone sopravvivono ad essa, e le eccellenti aziende migliorano con la crisi”. Non meravigliamoci quindi di quello che sta accadendo e delle opportunità, che non solo nel settore della stampa e della grafica, si stanno perdendo.
L’immobilismo, l’accettazione passiva di un momento non certo brillante della nostra economia e l’incapacità di assumersi responsabilità e rischi, determinano una crisi strutturale delle imprese, facendo venir meno la loro capacità operativa, configurando in tal modo una forma mentis che non facilita certo innovazione e cambiamento in azienda.
A questo punto, poiché ritengo sia stato già detto abbastanza sull’argomento, mi fermo qui con la speranza, probabilmente mal riposta, di non dover disquisire nuovamente sulla questione: troppe, tante volte lo abbiamo ormai fatto.
Cordialmente.
Mario Di Berardino
10/10/2016
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