In questa intervista esclusiva, Alberto Palaveri, presidente Giflex per il prossimo triennio, fa il punto sull’industria del packaging flessibile in rapporto alla situazione pandemica e della spinta verso una economia circolare e sostenibile. Nell’intervista in video che proponiamo (link al video in fondo all’articolo), ci spiega quali sono le tendenze dell’imballaggio flessibile e le proposte per rendere la filiera più competitiva anche sul piano internazionale, utilizzando al meglio la nuova tassazione.

Nella nostra recente intervista al presidente Gifasp,  Alessandro Tomassini aveva sottolineato la necessità di un cambio di passo da parte dell’industria del packaging. Restando nel settore dell’imballaggio, è questa un’opinione che vale anche per Giflex?

«Sono tre gli elementi di cui oggi il packaging flessibile deve tenere conto: in primo luogo l’impatto dell’emergenza Covid-19 sull’economia e sui consumi rendendo necessaria una catena di fornitura più corta con fornitori italiani o europei in particolare per le materie prime – ci spiega Alberto Palaveri nell’intervista che pubblichiamo integralmente in video – «Secondo elemento: il ruolo delle istituzioni è sempre più importante. Si tenga presente che una quota parte del fatturato dell’industria del packaging sarà soggetta a nuova tassazione, che sarà intorno al 20-30 %, mentre qualche anno fa questa non esisteva. È importante che questo 20% sia ben utilizzato come tassa di scopo e non generica.»
Alberto Palaveri suggerisce e auspica che parte di questa tassazione venga rinvestita per far crescere la filiera verso un’economia circolare e la produzione verso l’industria 4.0.

«Già prima del Covid – afferma il presidente Giflex – c’era in atto un grande cambiamento su richiesta dei consumatori, relativamente alla sostenibilità, alla leggerezza del packaging con un minor consumo di plastica e, possibilmente, riciclabile e con un basso impatto ambientale.»

Il cambiamento che stiamo vivendo a livello globale è, in effetti, drastico e inarrestabile. Già nel webinar Giflex del maggio scorso, si erano evidenziati i cambiamenti in atto dovuti al lockdown.

«Avremo più cambiamenti nei prossimi cinque anni che negli ultimi venti e avremo una società, e quindi una industria, completamente diversa

Plastica sotto accusa, la filiera reagisce

Alla Assemblea Giflex di novembre  si è dato molto risalto alla circolarità e alla crescita sostenibile. Evidentemente il fatto che la plastica sia costantemente ‘sotto accusa’ non facilita il lavoro dell’industria del packaging flessibile.

Su questo aspetto, Palaveri ha evidenziato come tutta la filiera ne sia non solo consapevole, ma molto attiva per adottare sempre di più soluzioni compatibili con un ambiente sostenibile. La ricerca – e l’Italia in questo è molto avanti – sta facendo passi da gigante in tre direzioni: in primis verso nuovi polimeri biodegradabili e compostabili. In secondo luogo, verso mono-materiali plastici: infatti c’è anche l’orientamento delle aziende produttrici di packaging flessibile verso soluzioni innovative e la riduzione di materiali compositi. Terza scelta, ma non ultima per importanza, è la carta, che certamente è il materiale proveniente da fonti rinnovabili (foreste certificate) e ha una storica filiera del riciclo.

Questo richiede però nuovi investimenti, soprattutto da parte della catena del confezionamento che può rappresentare il collo di bottiglia: in questo momento si ha paura a pianificare nuovi investimenti per un’industria che negli anni scorsi ha già investito parecchio.
Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti in plastica, Giflex spinge le istituzioni – COREPLA in particolare – a un’opera di rieducazione e informazione per quanto riguarda lo smaltimento, che resta il punto cruciale da risolvere se vogliamo avere un ambiente pulito e sostenibile.

Citiamo in proposito anche gli ultimi dati sulla raccolta rifiuti comunicati da ISPRA  da cui si rileva che la plastica è ancora ultima tra i materiali di recupero degli imballaggi.

Il maggiore problema della plastica che inquina i mari e le spiagge è legato al fatto che la plastica dopo l’uso è un materiale che ha poco valore, anzi spesso rappresenta un costo. Se solo, pensando a un suo riuso, si riuscisse a garantirne valore si avrebbe una riduzione dell’inquinamento marino. Qui occorre l’aiuto delle istituzioni, perché se si promuovesse il riciclo della plastica come nuova materia prima si creerebbe un’economia circolare che genererebbe ricchezza. Teniamo presente che l’Italia è all’avanguardia nella tecnologia del riciclo e potrebbe anche esportare tecnologia.

Tavolo di lavoro

L’assemblea Giflex ha preso in considerazione anche altri aspetti importanti per i produttori quali le normative fiscali a sostegno delle imprese e il lavoro agile.
L’Associazione punta quindi alla sensibilizzazione delle istituzioni affinché agevolino gli investimenti, ma non solo in acquisti di macchine nuove – come si è fatto spesso in passato, aggiungiamo noi – quanto in ammodernamento, soluzioni per lavorare nuovi materiali, packaging più leggero, industria 4.0, in modo di venire incontro alle richieste dei consumatori e di essere più competitivi sul piano internazionale. Sono soluzioni, quelle chieste da Giflex, che richiedono un tavolo di lavoro di tutta la filiera con le istituzioni, e che potranno dare vantaggi competitivi al sistema Italia per una ripresa concreta anche con un export robusto.

Ringraziamo il presidente Giflex, Alberto Palaveri AD di Sacchital Group, e rimandiamo i lettori all’intervista completa in questo VIDEO  (15 minuti).

sacchital